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di Roberto Vaino – Mi rivolgo alle persone che hanno paura di non trovare un lavoro e a quelli che sentono di fare qualcosa che non sia utile.

Cosa intendiamo per lavoro? Spesso questa parola è associata a un impiego.

Intelligenza artificiale, cloud computing, big data, smart city, blockchain hanno cambiato le regole del gioco: è una rivoluzione che ci ha travolto senza che nemmeno ce ne accorgessimo.

L’intelligenza artificiale è già molto presente nelle nostre vite, forse più di quanto percepiamo: basti pensare, ad esempio, a quando prendiamo un appuntamento o chiediamo informazioni attraverso una chat bot. I robot e la tecnologia, se da una parte in pochi anni sostituiranno l’uomo nei lavori ripetitivi, dall’altra creeranno nuove opportunità che richiederanno competenze nuove. Sarebbe bello che mentre le macchine lavorano noi potessimo trascorrere il nostro tempo con la famiglia e gli amici. La realizzazione di questa fantasia non è impossibile, ma è ancora lontana nel tempo. E non è detto che saremo in grado di rinunciare al lavoro. Se le macchine svolgeranno molti dei lavori del presente, noi come trascorreremo le nostre giornate? Quali saranno le nuove competenze richieste per svolgere i lavori del futuro? E per quale fine useremo la tecnologia?

Facciamo un passo indietro. La progettazione di una macchina è opera di un inventore, un essere umano che ha la capacità di immaginare, sognare, credere a qualcosa che non ha mai visto. Se alcune macchine vengono chiamate intelligenti è perché una persona ha immaginato un’intelligenza per loro. È un paradosso: programmatori, tecnici e ingegneri potrebbero avere difficoltà a trovare un lavoro nei prossimi anni (se non alleneranno le loro competenze umanistiche) perché le macchine automatizzeranno la costruzione di siti internet, lo sviluppo di campagne pubblicitarie e processi di ogni tipo.

Potrebbe sembrare bizzarro, ma il mondo del lavoro avrà bisogno di artisti, di visionari, di persone che immaginino cosa le macchine dovranno fare e a quale scopo.

Quello di cui davvero abbiamo bisogno è una tavola rotonda dove tecnici, letterati, artisti, poeti, giovani e anziani siano l’uno accanto all’altro e immaginino una rivoluzione che non deve essere principalmente tecnologica, ma culturale. Una rivoluzione che metta al suo centro la persona: ognuno di noi è un mondo a sé, un mondo straordinario fatto di linguaggio ed emozioni.

Proprio l’utilizzo del linguaggio è cambiato profondamente negli ultimi anni. Non è più sufficiente dare istruzioni precise a un dipendente per ottenere dei risultati. Il linguaggio di oggi necessita della capacità di entusiasmare: solo attraverso l’entusiasmo si può convincere qualcuno ad abbracciare il nostro progetto e creare insieme qualcosa di importante, di utile per gli altri.

Le aziende non sono altro che un insieme di persone: la magia sta nel far comunicare tra loro questi mondi meravigliosi, condividere idee, dar vita alla nostra visione e offrirla agli altri senza aspettarsi nulla in cambio.

Se far parlare questi mondi è relativamente facile, la vera sfida consiste nel far sì che questi mondi si ascoltino a vicenda. Quante volte prende il sopravvento il brontolino che c’è in ognuno di noi? Il nostro “io” “io” “io”, “voglio tutto io”, “si fa quello che dico io”. Quante volte ci dimentichiamo di ascoltare? Quante volte ci troviamo di fronte a una persona e ascoltiamo quello che dice solo con le orecchie, mentre il nostro cuore si trova da un’altra parte?

Il mondo del lavoro ha bisogno di più generosità.

Un lavoro ci renderà felici se sarà utile agli altri. Pensare agli altri ci aiuta a fare la scelta giusta e a essere apprezzati. Ognuno di noi ha un dono, un talento, e la responsabilità di farlo emergere.

Desideriamo un lavoro che ci entusiasmi perché l’entusiasmo ci spinge a essere generosi e a raggiungere cose più belle di quelle pensate.

È importante, poi, che il fine ultimo del lavoro sia la crescita dell’individuo. Ogni mansione lavorativa deve essere un trampolino di lancio per la persona che vogliamo diventare. Edoardo De Filippo diceva: “Il passato passa, resta il noi. L’importante è quello che uno ha fatto nella vita, è quello che ha fatto per servire gli altri”.

Insieme a Marco Gigliotti ho scritto un libro, Ognuno di noi merita una vita straordinaria, che ha l’ambizione di far sognare al lettore il proprio lavoro ideale. Il libro è disponibile online per tutti. Basta iscriversi su www.robertovaino.com e si riceverà un capitolo alla settimana: si tratta di un percorso di otto settimane, 118 pagine che comprendono esercizi e altre attività.

Il libro è un invito a riflettere su chi sarà il lavoratore del futuro, ma non tralascia gli aspetti pratici della ricerca del lavoro: preparazione del CV, processo di candidatura e colloquio sono mostrati sotto una luce nuova e rappresentano solo un piccolo passo di un percorso molto più ampio. Michelangelo diceva: “Se la gente sapesse quanto lavoro si cela dietro la mia arte, non gli sembrerebbe poi gran cosa”.

Quello di Ognuno di noi merita una vita straordinaria è un metodo che richiede molto impegno e determinazione. Spero che questo libro non si limiti ad aiutare il lettore a trovare un lavoro, ma lo stimoli a liberare il proprio talento e metterlo a disposizione degli altri.