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Il 6 ottobre gli obbligazionisti della Parmalat hanno smesso di essere tali. È così giunta a un giro di boa una vicenda amara, solo in parte simile a quella dell’Argentina. Infatti in quel caso gli investitori, accettando il concambio, hanno ricevuto altre obbligazioni.
Qui invece gli obbligazionisti sono diventati per forza azionisti.

Possiamo ragionare oggi sulle quotazioni delle nuove Parmalat intorno ai 2,6-2,7 euro.
Ciò significa che i possessori delle tre obbligazioni quotate in Italia recuperano un misero 15%, mentre con la maggior parte dei titoli del cosiddetto euromercato possono riportare a casa circa il 33% del valore nominale; inoltre riceveranno alcuni warrant, che per molti saranno poco più di un contentino.

Ma attenzione: anche chi non aveva mai voluto rischiare con le azioni, ora si trova ad averne. È una differenza radicale, che impone un ripensamento. Per i vecchi obbligazionisti Parmalat è incominciata una storia nuova.

Se come regola non vogliono azioni, è logico che vendano le Parmalat che hanno ricevuto o riceveranno a breve ed è assolutamente imprevedibile se sia meglio o peggio farlo subito, fra un mese o fra un anno.
Se invece preferiscono avere un po’ di azioni in portafoglio, possono anche tenersi le Parmalat. Ma sono scelte del tutto indipendenti dall’essere stati in passato obbligazioni della famigerata società di Collecchio.
Obbligazioni e azioni sono comunque due bestie molto diverse.

Per chi volesse approfondire la questione, è disponibile una pagina in Internet all’Università di Torino: http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/parmalat.htm

Inoltre è scaricabile un file in Excel per verificare che sia corretto il numero di azioni che si otterranno a fronte delle obbligazioni Parmalat possedute: http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/documenti/Parmalat-az-da-ob.xls

Ps: ieri sera alla trasmissione radiofonica Zapping un nostro concittadino che segue il blog ha, correttamente, definito Berlusconi come nostro dipendente.
Il dipendente Forbice, conduttore del programma, non l’ha presa molto bene.
Strano, in fondo un suo datore di lavoro che gli paga lo stipendio alla Rai, ha soltanto detto la parola giusta:dipendente!

Ditela anche voi la parola giusta alla Rai e ai vari media: dipendente.
Le parole possono cambiare il mondo.

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