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https://youtu.be/OCzlBd288a4

Dal 1 gennaio 2016 è entrato in vigore il meccanismo del bail-in, in base al quale saranno i correntisti a pagare in caso di fallimento di una banca e non lo Stato. Oggi Marcello Foa, AD del gruppo editoriale svizzero Corriere del Ticino-Media Ti e docente di Comunicazione e Giornalismo, evidenzia i rischi della sua introduzione. Leggete con attenzione: di mezzo potrebbero andarci i vostri soldi.

“Immaginiamo uno scenario da incubo, immaginiamo che la banca in cui avete i vostri conti vada in difficoltà, ecco voi in quel momento rischiate, senza saperlo ed esserne consapevoli, di perdere una parte anche importante dei vostri conti.
La situazione è semplice, e non molto positiva per i correntisti: fino ad oggi se una banca falliva, logica voleva che, intendo se aveva grosse difficoltà di bilancio, che a subirne le conseguenze fossero soprattutto, innanzitutto, o esclusivamente gli azionisti e gli obbligazionisti perché gli azionisti sono i proprietari della banca e gli obbligazionisti son delle persone che hanno preso dei bond, delle obbligazioni della banca stessa e sono, paradossalmente, parte in causa prendendone un rischio in ogni caso.
Purtroppo il risparmiatore pensa, quando compra delle obbligazioni, di prendere un prodotto sicuro ed invece non è sempre così. Lo abbiamo visto nel caso dell’Argentina e tante altre volte, quando importanti realtà finanziarie sono fallite, gli obbligazionisti hanno perso soldi come gli azionisti.
Con il bail-in però si introduce un concetto nuovo e molto pericoloso. Se l’azienda sbaglia, in questo caso una banca, e fallisce per via di operazioni molto pericolose come quelle che ad esempio ci sono state nelle banche statunitensi nel 2007-2008, che molti ricorderanno perché hanno causato un vero e proprio Tsunami sull’economia mondiale, ecco in questi casi, dal 1 gennaio a pagare saranno non più solo gli azionisti e gli obbligazionisti ma anche i correntisti con più di 100mila euro sul conto.
Ci sono sicuramente alcune norme per cui non porteranno via tutta la disponibilità del correntista ma pur sempre si scaricano su persone che sono semplicemente dei clienti le colpe del management. Ossia quando il Management sbaglia a rimediare viene chiamato anche il correntista, e questo è un principio molto pericoloso e poco democratico perché il correntista è un semplice cliente e dovrebbe essere semmai tutelato fino in fondo. Questa tutela da ora in avanti non ci sarà!
Il problema è che la maggior parte dei cittadini non è consapevole di questo rischio implicito. Se molti casi, come Monte Paschi di Siena, piuttosto che Banca Etruria, fossero esplosi dopo il 1 gennaio probabilmente i danni che già oggi molti risparmiatori lamentano sarebbero di gran lunga superiori.
Passate parola.Marcello Foa