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Delitto imperfetto – Salvatore Borsellino
(11:30)

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“Giovanni Falcone morì tra le braccia di Paolo Borsellino all’ospedale civico di Palermo. Paolo disse: “Io di quella strage sono un testimone e aspetto di essere chiamato dall’autorità giudiziaria per dire quello che so e per dire quello che ho scoperto di quella strage”. Non fu mai chiamato dal Tribunale di Caltanissetta per testimoniare e ritengo che un altro dei motivi per cui sia stato ucciso così in fretta è stato proprio per impedirgli di portare quelle testimonianze. Di portare quelle cose che aveva scoperto e che sicuramente aveva scritto nell’Agenda Rossa.” Salvatore Borsellino

Il Passaparola di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo e promotore del movimento delle Agende Rosse.

Una congiura durata 20 anni(espandi | comprimi)
Sono Salvatore Borsellino, il fratello minore del Magistrato Paolo Borsellino ucciso in Via D’Amelio il 19 luglio 1992, data di cui quest’anno ricorre il ventennale.
Quando mi resi conto come non si volesse, non si cercasse, di arrivare alla verità per la strage di via D’Amelio, ma si andava in direzione esattamente opposta con i depistaggi che furono messi in atto nel processo, cominciai a parlare nel 2007, soprattutto per rabbia. Dal 2007 ad ora, insieme con il mio Movimento delle Agende rosse, ho combatto una battaglia per la verità e per la giustizia. Una battaglia che ha il suo appuntamento principale il 19 luglio in via D’Amelio quando io e le mie Agende Rosse conveniamo da tutta Italia per impedire che delle ipocrite istituzioni vengano a portare delle corone. Le corone sono il simbolo di morte, per noi Paolo continua a essere vivo. Soprattutto vengono portate delle corone ipocrite. Noi le chiamiamo corone di Stato per una strage di Stato.
Sulla trattativa Stato – Mafia c’è stato un silenzio istituzionale, una vera e propria congiura del silenzio durata 20 anni.

Le istituzioni complici del silenzio(espandi | comprimi)
Mi sarei aspettato che, a fronte del fatto che finalmente ci sono magistrati come quelli della Procura di Palermo che stanno cercando di arrivare a una verità giudiziaria e stanno indagando su questa trattativa, dalla stessa Presidenza della Repubblica arrivasse un invito a cercare di arrivare alla verità, che si cercasse di favorire questi magistrati che stanno cercando di arrivare alla verità su questo che ritengo sia il peccato originale della seconda Repubblica, cioè trattativa tra mafia e Stato e le conseguenti stragi che ne sono derivate. Non solo la strage di via D’Amelio è derivata da quella trattativa, di quella trattativa sono figli anche la strage di via dei Georgofili a Firenze, la strage di via Palestro, gli attentati alla basilica del Vaticano, quell’attentato che avrebbe dovuto esserci allo stadio Olimpico di Roma e che invece poi non avvenne. Non avvenne secondo me perché intanto la trattativa si era conclusa.
Invece a fronte di una richiesta di aiuto di Mancino che era all’epoca Ministro dell’Interno – che ritengo sia la persona che abbia detto a Paolo di fermare la sua indagine, fermare il suo lavoro perché lo Stato stava trattando con la mafia – che è praticamente quasi una minaccia di chiamata di correo – questo ho letto dalle intercettazioni: “Perché devo pagare solo io?” – la Presidenza della Repubblica o almeno il consulente della Presidenza della Repubblica si è adoperato per cercare non di favorire le indagini, ma piuttosto di ostacolarle.Salvatore Borsellino