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“Non basta cambiare gli uomini, le leggi in un Paese. Come in Italia, anche in Vaticano non è sufficiente, perché se una persona arriva in un posto, ma non ha gli strumenti legislativi per fare dei cambiamenti rimane ferma, in pasto e ostaggio della burocrazia, così solo la mentalità per agire e agire fortemente sulla mentalità ci vuole del tempo.” Gianluigi Nuzzi

Gianluigi Nuzzi: Un saluto a tutti gli amici del blog di Beppe Grillo

Blog: Ci sono differenze sul modo di gestire la Chiesa fra il nuovo Papa Bergoglio e Papa Benedetto XVI? Quali sono?

Gianluigi Nuzzi: Ci sono delle differenze molto forti. La prima è l’amministrazione dello Stato.

VIDEO I nemici di Papa Francesco

Papa Francesco ha preso le redini dell’amministrazione dello Stato con pochissime deleghe, queste deleghe sono mirate, vanno su dei Cardinali, come il Cardinal Pell che gode di fiducia da parte di Papa Francesco. Prima c’era un unico uomo che era il Cardinal Bertone che viveva al comando di tutta l’amministrazione del Vaticano, quindi l’amministrazione finanziaria, i soldi, la politica, questo è un cambio importante. Benedetto XVI era uomo di letture e è uno dei grandi intellettuali del 900, sicuramente, è un papa rivoluzionario Benedetto XVI, mentre taluni lo indicano come un conservatore, perché penso che non ci sia mai stato un gesto più forte, rivoluzionario nella storia della Chiesa che le dimissioni del 2013, non c’è pari!

VIDEO Similitudini e differenze tra Benedetto XVI e Papa Francesco

Un’altra differenza forte è la Chiesa aperta che viene dalle periferie del mondo, mentre la Chiesa di Benedetto XVI aveva un forte sbilanciamento sulla dorsale italiana. Faccio un esempio, Papa Francesco sta chiamando a sé cardinali che arrivano da ogni angolo del mondo, mentre con Benedetto XVI la Liguria che è una piccola regione è un granello di sabbia, non me ne vogliano i liguri, ma è nulla rispetto al pianeta, esprimeva 5 cardinali una piccola regione italiana, quindi c’era questo sbilanciamento. Ci sono anche dei punti in comune, il punto più forte è l’attenzione al futuro della Chiesa in termini di crisi delle vocazioni, crisi delle offerte, un’attenzione all’impoverimento dei Paesi tradizionalmente cattolici a eccezione del Brasile, a livello mondiale. Un’altra differenza che mi viene in mente adesso, è immediata, è una differenza di comunicazione. Benedetto XVI era legato alle espressioni più tradizionali della comunicazione, Papa Francesco dalla prima sera, quel “Buonasera” ha aperto il cuore di tutti, in quel suo primo intervento non dice mai la parola “Papa” dice “i miei fratelli cardinali mi hanno scelto, per questo incarico di Vescovo di Roma pregate per me”, un gesto di grandissima umiltà. L’umiltà è un segno forte di questo papato.

Blog – Quali sono le resistenze che Papa Francesco sta incontrando nel percorso di cambiamento nella Chiesa che sta apportando?

Gianluigi Nuzzi – Credo che il peggior nemico di Papa Francesco oggi sia l’inerzia, del suo mondo, che non percepiscono come sia potente il suo messaggio, di una Chiesa non povera, ma per i poveri, perché la povertà credo che in questo Pontificato sia una delle parole chiave, che non viene colta se non in maniera assolutamente superficiale da parte della gerarchia, della Curia, tolto lui, tolti anche gli uomini che ha portato, perché ha portato delle persone che hanno nella semplicità di vita, una delle proprie espressioni più importanti e significative.

VIDEO La battaglia di Papa Francesco

L’inerzia, perché bisogna parlare su una mentalità. Non basta cambiare gli uomini, le leggi in un Paese, come in Italia anche in Vaticano non è sufficiente, perché se una persona arriva in un posto, ma non ha gli strumenti legislativi per fare dei cambiamenti rimane ferma, in pasto e ostaggio della burocrazia, così solo la mentalità per agire e agire fortemente sulla mentalità ci vuole del tempo.
Ringrazio gli amici del blog di Beppe Grillo. Vi ingrazio del vostro tempo e della vostra attenzione, passate parola!

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