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“Buongiorno a tutti, mi chiamo Renzo Mazzaro, sono un giornalista di Padova, mi occupo di fatti veneti dal 1986. Mi è capitato di scrivere un libro che si chiama “I Padroni del Veneto”, questo libro è edito da Laterza, era in libreria il primo giugno 2012 e qualcuno ha detto che fosse un libro profetico. Parla di vent’anni di politica veneta, di come sono stati spesi i soldi dei veneti, nelle grandi opere venete, opere pubbliche, ma anche di altro, ora però mi trovo ad essere indicato come quello che aveva profetizzato quello che sta capitando adesso, il patatrack, il cataclisma, l’implosione di un sistema politico e imprenditoriale, la connessione tra politica e affari nel Veneto.
Cortesemente ringrazio, però respingo questa qualifica, non sono un profeta, nel libro ovviamente non potevano essere indicati, perché non li conoscevo, i reati che saltano fuori adesso, gli appalti truccati, le tangenti e tutti gli altri comportamenti illegali che sono contestati alle persone arrestate. A iniziare dal 28 febbraio 2013 con il caso Baita – Mantovani, seguiti poi nel luglio 2013 con l’arresto dell’Ingegnere Giovanni Mazzacurati e adesso con questo ulteriore giro che prende dentro politici e amministratori, un sistema che era sotto gli occhi di tutti, sempre i soliti imprenditori che facevano tutti i lavori pubblici nel Veneto.
Se poche imprese, sempre le solite, fanno tutto, come era chiaro, non dipendeva soltanto dalla capacità professionale che sicuramente c’è ma dipendeva dalla vicinanza e della connessione, dalla collusione con la politica, insomma, veniva ucciso il libero mercato, non c’era concorrenza, le opere costavano di più e noi contribuenti non potevamo essere d’accordo.
Si poteva forse ipotizzare spericolatamente, come si può sempre pensare, che potevano esistere dei corpi deviati dello Stato, ma non c’erano prove, c’era invece una coscienza precisa, e si sapeva, che il consorzio Venezia Nuova, concessionario unico delle opere del Mose, l’ente istituito nel 1984 con legge dello Stato italiano per fare tutto, cioè che si occupa degli studi, della progettazione e esecuzione delle opere non poteva stare in piedi, nell’84 aveva qualche senso, ma poi siamo andati in conflitto con le normative europee e non ci siamo mai allineati.
Il consorzio Venezia Nuova era il controllore di se stesso, non doveva rendere conto a nessuno, e ha consentito che mancassero i controlli, l’unico controllo che veniva fatto, era quello del magistrato alle acque. Adesso si viene a sapere invece che il magistrato alle acque, responsabile degli ingegneri responsabili, La Piva, Cuccioletta, erano a stipendio annuale, cioè da 400 a 500 mila Euro, delle cose astronomiche. Avevamo un ente onnipotente che determinava se stesso, questa onnipotenza tecnica è andata a braccetto con una seconda onnipotenza, quella politica. Il Veneto non ha avuto ricambi dal 1995. Ora non è che si voleva che il centrosinistra esprimesse un Presidente della Regione se non aveva il consenso, ma certamente il centrodestra, che ha espresso sempre il governo del Veneto non ha avuto la capacità di rinnovarsi e i pochi, che poi vuol dire praticamente solo Galan e le poche persone che ruotavano intorno a lui. Come per il consorzio Venezia Nuova, l’ingegnere Mazzacurati, Pier Giorgio Baita e i pochi che ruotavano intorno a costoro, erano gli onnipotenti, queste due onnipotenze hanno creato un delirio, perché salta fuori adesso che erano tutti coperti.
Quando hanno arrestato Baita, io per primo ho fatto un salto sulla sedia, non mi sarei mai immaginato, perché era già stato arrestato nella tangentopoli del 1992, aveva fatto tutta la trafila, era già stato in carcere, il processo, era venuto fuori a testa alta, uno così non va in galera una seconda volta, mi dicevo io, e se va in galera ci sta un minuto. Dopodiché ha una assicurazione sulla vita tra virgolette che lo tira fuori e dice: “Ho dovuto fare questo e questo altro, ecco qui perché!” No, c’è stato 106 giorni in carcere, perché? Perché la sua assicurazione sulla vita era che non doveva andare in carcere, cioè si è capito, pagava tutti, stavano dentro tutti, dalla Guardia di Finanza, dai controllori, sia politici che tecnici, c’era il mondo che prendeva i soldi invece grazie al lavoro encomiabile di tre magistrati, di tre sostituti giovani, che hanno resistito a pressioni di ogni genere! C’era qualcuno di loro, che si portava a casa il lavoro, si portavano le carte tutte le sere a casa e addirittura le imboscavano di qua e di la, perché temevano essere oggetto di furto. Si pensi al generale della Guardia di Finanza arrestato dai suoi subalterni, non era evidentemente una situazione agevole per una inchiesta, che è stata portata a termine con determinazione e soprattutto anche al di là di ogni possibile accusa, per esempio una settimana dopo le elezioni, in modo da non essere accusati di una giustizia a orologeria .
Vogliamo dire che è un problema di persone? Non so, che cosa vogliamo cambiare? La antropologia umana? Vogliamo fare una riforma della natura umana? Potremmo anche imbarcarci in questa operazione, certamente non è una operazione da politico, casomai da educatore, cioè voglio dire qui ci sarà sempre la tentazione, la tentazione fa l’uomo ladro e ogni uomo ha il suo prezzo, cioè queste sono cose vecchie come il mondo, pensare che dipenda dagli onesti, disonesti, uno è naturalmente onesto o disonesto, per piacere. È una falsa impostazione.
Almeno nel caso del Veneto, si è visto benissimo, c’era la politica, i politici che pensavano di essere onnipotenti e di durare in eterno e i tecnici che avevano creato uno strumento impenetrabile, incontrollabile e per i controlli che potevano essere fatti avevano comprato i controllori. Addirittura faceva venire in mente Melampo che nel libro di Pinocchio è messo a guardia del pollaio che si mette d’accordo con le faine, che allora entrano e danno una gallina anche a lui, cioè è sistematico, però è una cosa che è sempre successa, non era diciamo uno stipendio annuale, che durava da anni e anni, io trovo veramente che qui mancavano le regole, altro che la natura umana. Il consorzio Venezia Nuova doveva essere sottoposto a normative europee e invece si sono sempre difesi e si capisce bene perché l’hanno fatto, perché conveniva!!
Questo libro mi porta a avere contatti con tante persone che ti domandano: “E allora che cosa fare?”, io sono esattamente come uno di quelli che guardano me e che mi parlano, io non ho ricette, però cercherei di non essere così disfattista e pessimista, io vedo nell’intervento di questi magistrati giovani, primo, che hanno remato contro i propri uffici, e non dico della procura di Venezia, ma in generale, e dei finanzieri, che avevano dentro la finanza corpi separati di comandanti che operavano praticamente per segarli, vedo in questi comportamenti speranza, cioè le istituzioni, lo Stato, ha qualche organismo almeno capace di aggredire questa forma di cancro, per cui ognuno di noi deve pensare che non sono le non è che il decadimento arriva dalla Svizzera o piuttosto che Renzi e da Roma, ha a che fare con ognuno di noi, anzi secondo me dobbiamo chiederci, noi veneti per lo meno, dove eravamo quando questo sistema andava a tutto vapore? Cioè eravamo magari in prima fila a battere le mani per le inaugurazioni, per il taglio del nastro, non lo so ecco, perché la cosa più singolare è che in questa faccenda tutti sapevano, soprattutto gli imprenditori che erano esclusi dal giro, e allora questi arrivavano sempre ai giornali, i giornalisti, e qualche politico coraggioso, controcorrente, denunce che le cose non potevano andare avanti così, ma nel momento in cui servivano riscontri, non c’era nessuno disposto a fornirli, perché? Perché il sistema ha fatto in modo che chi era fuori desiderava entrare, e se parli non entri, chi è dentro perché dovrebbe parlare? Scusa, finisce la cuccagna, e dunque eccolo qua!!
Inutile aspettarsi cambiamenti dall’esterno o deplorare questa situazione, bisogna cercare di capire che ognuno di noi può mettere in moto un meccanismo con il voto, per esempio!
Passate parola, grazie del fatto che passerete parola e che mi avete ascoltato.”