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Il Passaparola di Eugenio Benetazzo, economista indipendente e saggista economico

Blog: Una disoccupazione mai vista in Italia, Renzi continua a fare il “duro” verso la Merkel ma ha le braghe calate. Quali implicazioni?

Eugenio Benetazzo: Nonostante le rassicurazioni che riceviamo dal governo italiano con la compiacenza di grande parte dell’establishment giornalistico del nostro Paese il quadro macro economico dell’Italia continua a peggiorare su più fronti, soprattutto quello socio economico. È inutile negare che ormai il Paese è caratterizzato da una diaspora di imprenditori e laureati che abbandonano letteralmente il Paese alla ricerca di lidi considerati più confortanti che possono trasmettere maggiori aspettative per il futuro.
E il governo Renzi sembra destinato ad essere un governo cosiddetto di transizione, che servirà per portarci probabilmente al dolce commissariamento da parte della Troika, una volta che questo ultimo avrà terminato le operazioni di lifting politico necessario affinché le autorità sovranazionali possano intervenire e applicare quei modus operandi e quelle attività di ristrutturazione nazionale che abbiamo già visto per esempio negli altri Paesi dell’area periferica, in primis la Grecia. E proprio in questo ultimo infatti ci dovrebbe essere richiamato in causa, in quanto dal punto di vista socio economico il paese tra dieci anni si ritroverà ad avere un quadro che può essere tranquillamente configurato con una situazione ibrida tra un mix argentino e greco, quindi decisamente nefasto per le giovani generazioni che devono pianificare e programmare la propria vita. Sul piano finanziario invece i rischi di una cosiddetta patrimoniale sono sempre più oggettivi, ricordiamolo che ci sono fior di esponenti politici che lo hanno recentemente avanzato e anche proposto, quindi io non mi stupirei se da qui a 18 mesi, o anche prima, questo tipo di intervento venisse attuato per tamponare gli scoperti in termini di deficit a cui si ritroverà a vivere il paese già alla fine del primo semestre del 2015. Purtroppo come ci rendiamo conto e abbiamo avuto modo anche di scrivere all’interno dell’ultimo saggio pubblicato, nel vero senso della parola parlare di “Crisi infinita“, già nel 2015 vengono avanzati e esposti una serie di interrogativi e punti di domanda volti a colpire la stabilità finanziaria del nostro paese e soprattutto la sua uscita dalla stagnazione e della recessione che ormai sono diventati insostenibili tanto per le piccole e medie imprese quanto per le famiglie.

Blog: In Europa sta crescendo il fronte No-Euro, come finirà? Quando finirà? Quali segnali annunceranno la fine dell’ Euro?

Eugenio Benetazzo: Con l’esito del rinnovo del Parlamento a maggio 2015 comprensibilmente le comunità finanziarie avevano ormai sdoganato il cosiddetto rischio in Eurozona, questo più che altro per il sensibile ridimensionamento in termine di consenso ottenuto da forze e movimenti che si definivano euro scettici o anti europeisti, al di là del risultato francese. In questo momento dopo una parentesi temporale, un limbo che è durato circa sei mesi, il rischio di peggioramento di innesco di ulteriori tensioni anti Euro sono apparse nuovamente all’orizzonte, tanto è vero che in questo momento gli analisti finanziari sono particolarmente in tensione, soprattutto a fronte della lentezza e della mancanza di interventi da parte delle autorità monetarie in Europa, che sembrano stare alla finestra e aspettino il momento in cui arrivi una nuova tensione finanziaria come quella dell’estate del 2011. La problematica principale riguarda la divergenza in termini di politica monetaria tra Stati Uniti e Inghilterra a cui possiamo contrapporre l’Europa e il Giappone, che rappresentano le quattro grandi economie avanzate, che non si muovono più all’unisono. Quindi,probabilmente, per il primo trimestre del 2015 avremo un innalzamento dei livelli di tasso di interesse, prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti. Sul piano della percezione del rischio, è ormai palese come fuori dall’Euro zona si attenda l’innesco della miccia da parte di un Paese debole della periferia che possa fare appello alle famose OMT cioè alle Outright Monetary Transaction, che rappresentano la rete di protezione finanziaria che hanno creato le autorità sovranazionali europee due anni fa per gestire le fasi di crisi di uno Stato in difficoltà e questo apre le porte al cosiddetto commissariamento da parte della Troika, L’Italia è uno dei Paesi in pole position in termini di rischio di intervento, ovvero il fatto che le autorità non lasceranno fallire, però gli interventi di supporto e di garanzia si pagheranno sotto forma di rinunce o accettazioni di riforme cosiddette strutturali che, da solo un Paese non è in grado di attuare causa complessità politica interna.

Blog: Alcuni Paesi (Germania, Olanda) stanno rimpatriando le riserve auree, cosa sta succedendo in Europa? C’entra l’ Euro?

Eugenio Benetazzo: Alcuni Paesi recentemente hanno voluto dar istanza di rimpatrio delle proprie riserve auree sulla base di pressioni interne legate a partiti politici che ne hanno fatto un cavallo di battaglia. Questo più che altro per ragioni legate a un significativo e comprensibile ridimensionamento di quelli che saranno gli anni che ci attendono nell’Eurozona. Quindi in virtù di questo, il rafforzamento della struttura di patrimonio di una nazione, mettendo anche la propria disponibilità le riserve auree. Ricordiamo, sempre per chi ci ascolta, che le banche centrali difficilmente rimpatriano fisicamente le loro disponibilità sotto forma di lingotti aurei, questo sia per ovvie ragioni di complessità e problematiche del trasporto in termini logistici e anche per operazioni di compensazione o arbitraggio che tendono a fare le banche centrali tra di loro durante il corso dell’anno a seconda di determinate operazioni di settlement, cioè di regolamentazione valutaria tra paesi con diverse valute.
Ricordiamo, per esempio, che l’Italia ha un determinato ammontare di riserve tenute negli Stati Uniti, la stessa cosa la Germania in Francia, la stessa il Giappone con il Brasile e così via discorrendo, la banca nazionale centrale di ogni Paese detiene un quantitativo di riserve sotto forma di custodia in paesi con cui intrattiene rapporti o scambi commerciali. Intanto chi l’ha fatto è stata la Le Pen per cavalcare un certo discorso nazionalista, siamo francesi. L’Euro per adesso non c’entra niente, anche perché il Paese che veramente si era mosso in misura credibile e che poteva in qualche modo andare anche a impattare sul prezzo del metallo giallo era la Svizzera, ma abbiamo visto che si è concluso con niente. Passate parola!

PS: Il tuo contributo per il referendum sull’uscita dall’euro è importante:
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