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Il potere della conoscenza
(13:00)

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I vecchi media – i giornali, la televisione, la radio – possono essere definiti come “pochi che mettono, molti che ricevono”. In rete tanti mettono quanti ricevono. Quando c’è un media con pochi che mettono e molti che ricevono questo media può essere oggetto di appropriazione da parte di pochi. Quando ci sono molti che mettono e molti che ricevono questo pericolo di appropriazione diminuisce.
Abbiamo conosciuto il potere della televisione ma c’erano pochi che mettevano e molti che ricevevano. Ad esempio la lingua è la migliore e la peggiore delle cose. Sta a noi lavorare per fare in modo che divenga la migliore. È questo il nostro compito. La cosa più importante è che si trasmetta il più possibile la conoscenza. Michel Serres

Il Passaparola di Michel Serres, filosofo francese e autore di “Non è un mondo per vecchi. Perché i ragazzi rivoluzionano il sapere”

Mi chiamo Serres, Michel di nome. Sono nato nel Sud-Ovest della Francia in un ambiente molto popolare. Mio padre lavorava nel settore delle costruzioni e devo dire che la maggior parte dei miei amici quando ero molto piccolo era proprio di origine italiana.
Sono nato nel 1930, ho più di ottant’anni. Ho insegnato per quarant’anni e insegno ancora all’università di StantfordStanford, in California. Questa università si trova nel mezzo della Silicon Valley e dunque ho avuto una esperienza abbastanza lunga di tutto quello che tocca le nuove tecnologie.
Si può fare una comparazione tra la vecchia maniera di insegnare e la nuova maniera di insegnare. Il professore o l’insegnante oggi deve tenere conto di un certo sapere che è già presente, che in un certo senso è già pubblico e pubblicato. D’altronde è stata un po’ la stessa quando è stata inventata la stampa nel Quattrocento. C’era già una condivisione del sapere più allargata. Oggi con Wikipedia e tutti i motori di ricerca la condivisione del sapere si è moltiplicata.
Quanto è pericoloso? Sai, quando ero piccolo e leggevo dei libri mia nonna diceva: “Povero Michel, diventerà matto a forza di leggere!”. Lei diceva che leggere era pericoloso. Ora la gente dice che è pericoloso essere su internet. È la stessa reazione, solo all’arrivo delle nuove tecnologie. Non c’è niente di nuovo.
Blog: Come può essere interpretata la nascita dei legami virtuali che nascono in Rete tra le persone?
M. Serres: Avete ragione a porre la questione della virtualità, della differenza che c’è tra il reale e il virtuale. È questo. In effetti oggi ci sono delle relazioni virtuali di amicizia o d’amore. È un dato di fatto. C’è da chiedersi se sia una cosa davvero nuova! Sì, è nuova ma non del tutto. Quando ero piccolo io c’era già il cinema e potevo innamorarmi di un’attrice del cinema che non avevo mai visto. Era già una cosa virtuale. Questo succedeva già con i romanzi. Per esempio il romanzo spagnolo di Cervantes, “Don Chisciotte”, fa vedere qualcuno che è entusiasta in modo assolutamente folle dei romanzi di cavalleria anche se non è mai stato cavaliere. Dunque la virtualità è qualcosa di relativamente nuovo oggi, ma non del tutto nuovo: nel romanzo abbiamo visto la stessa esperienza. In un certo senso gli uomini sono virtuali, sono virtuali nella maggior parte delle loro azioni.
C’è una nuova conoscenza, un nuovo mondo di pensare, un nuovo mondo in generale. Non so se si possa parlare di progresso. Posso solo dire che c’è stato un cambiamento completo, un cambiamento di mondo. Sarà migliore o peggiore? È difficile da dire.
Con le nuove tecnologie le relazioni tra le persone cambiano per una ragione molto semplice. Sono un professore. Una volta quando entravo in aula – sono circa 30 anni – potevo supporre che gli studenti non fossero al corrente dell’oggetto del mio corso. Oggi c’è la certezza, o almeno la probabilità, che la maggior parte degli studenti abbia fatto una ricerca su Internet a proposito dell’oggetto del corso. C’è quindi una sorta di eguaglianza tra loro e me perché sono più informati di quanto non fossero in passato. Dunque la relazione tra l’insegnante e lo studente è molto cambiata. Faccio un esempio: quando siete malati, e pensato di avere una certa malattia, prima di andare dal medico guardate sul computer e cercate informazioni su quella malattia. Di conseguenza altre volte considerate il medico incompetente sulla malattia. Al giorno d’oggi il medico è obbligato a pensare che voi abbiate qualche nozione sulla malattia. Vedete? La relazione tra il medico e il malato sta cambiando per la stessa ragione! Le relazioni che riguardano le competenze stanno cambiando!
Non dico che l’informazione sia tutta la conoscenza. La conoscenza è qualcosa di profondo: bisogna coltivarla, cercarla. C’è comunque una espansione dell’informazione che tocca la società nella sua interezza e che è del tutto nuova. Questa è la novità di cui parlo nel mio libro.
Blog: Possiamo affermare che informarsi in Rete è come apprendere da un esperto?
M. Serres:Non è assolutamente la stessa cosa (ascoltare qualcuno parlare o informarsi su internet ndt). Quando si segue un corso su internet c’è in effetti il contenuto del sapere ma non la presenza fisica. Ancora una volta, una cosa simile avviene con il libro. Quando si leggeva un libro antico si poteva in un certo senso sentire la voce dell’autore che era morto. Non c’è sia dubbio sulla novità di quello che accade oggi.
Blog: Crede che oggi, grazie alla Rete e alla tecnologia, il desiderio di conoscere e il modo di apprendere dei giovani sia cambiato ?
M. Serres:Avete ragione a dire che si tratta dei giovani ma credo che il mio libro parli della gente per la quale le nuove tecnologie sono divenute qualcosa di quotidiano e ordinario. Le nuove tecnologie sono rientrate nell’utilizzo quotidiano ormai da più di trent’anni. Questo vuol dire, in Italia come in Francia, che abbiamo iniziato ad usare i computer negli anni ’90, tra il 1985 e il 1990. Di conseguenza non sono più soltanto i giovani perché le persone di cui parlo nel mio libro possono avere fino a 30-35 anni. Quindi non è solamente la generazione dei giovani. È anche tutta una popolazione che arriva sul mercato del lavoro in questo momento.
Direi volentieri – e ho già accennato prima all’età delle persone che sono immerse nelle nuove tecnologie – direi volentieri che le persone al di fuori di quell’età “praticano” e “utilizzano” queste macchine. I giovani e i bambini vivono in un mondo che è quello di queste macchine, chi invece “pratica” con queste macchine è un po’ all’esterno di questo mondo. Chi è immerso nel mondo delle macchine è dentro. È questa la differenza tra le due generazioni di cui parlavamo. La comparazione è buona, perché? Perché se torniamo all’invenzione della stampa nel Quattrocento, nel Rinascimento, possiamo dire che la gente del medioevo era in un mondo e poi all’improvviso c’è stata una generazione che è entrata nel mondo del libro stampato. Era tutto un altro mondo con tutto un altro sistema di conoscenza!
Il mio libro “Petite Poucette”, cerca di fare la fotografia della relazione tra questi due mondi. È veramente una cosa parallela a ciò che è successo tra il Medioevo e il Rinascimento. E si capisce anche che questo passaggio influenzerà persone di tutte le età, anche i più piccoli che sono entrati in un mondo che è più quello degli adulti e degli anziani.
Blog: Cosa può portare la Rete a livello di trasformazione politica?
M. Serres:Questa è una buona domanda, una buona domanda alla quale non so ancora dare una risposta. Penso che il grande filosofo di domani – e spero che sarà in Italia o in Francia – sarà colui che saprà risolvere questa questione. In effetti all’epoca della stampa è comparsa l’idea che forse ci potesse essere un altro modo di pensare perché si avevano a disposizione i libri. C’è un nuovo tipo di libertà, di relazione da quando disponiamo di Internet. Cosa porterà a livello di trasformazione politica? Credo di poter rispondere a metà della domanda. Ci sarà una trasformazione politica? La risposta è sì, ci sarà. La seconda domanda è quale sarà questa trasformazione politica? Non so rispondere a questa domanda. Ci sarà una trasformazione ma non posso prevedere di che ordine sarà.
Questo fenomeno ha due facce. Credo che permetta riunioni democratiche – e prendo l’esempio della primavera araba: questo è stato un esempio di risveglio democratico avvenuto grazie a internet. C’è però un altro pericolo. È vero che con la stessa tecnologia si possono accentuare i regimi autocratici, i regimi tirannici. Come spesso accade ha una sorta di duplice valore quindi.
Permette la riunione, l’espressione della volontà generale, della volontà della maggioranza. D’altro canto permette anche una nuova rappresentanza popolare. In altro parole i vecchi media – i giornali, la televisione, la radio – possono essere definiti come “pochi che mettono, molti che ricevono”. In rete tanti mettono quanti ricevono. Quando c’è un media con pochi che mettono e molti che ricevono questo media può essere oggetto di appropriazione da parte di pochi. Quando ci sono molti che mettono e molti che ricevono questo pericolo di appropriazione diminuisce.
Abbiamo conosciuto il potere della televisione ma c’erano pochi che mettevano e molti che ricevevano.
Non posso dire quella cosa o quell’altra cosa siano buone, queste altre cattive. Penso che sia necessario essere lucidi sul mondo nel quale entriamo, sul nuovo mondo nel quale entriamo, e fare ogni sforzo possibile per renderlo migliore. Non è di per se stesso buono o cattivo, è solo un mezzo.
Spero che la fiducia nei confronti di internet sia sempre prudente. Quando compare una tecnica o una tecnologia, ha sempre due valori. Dicevamo prima che la lingua è la migliore e la peggiore delle cose. Può diventare la peggiore delle cose o la migliore. Sta a noi lavorare per fare in modo che divenga la migliore. È questo il nostro compito…. Di rendere buona questa tecnologia.

La cosa più importante è che si trasmetta il più possibile la conoscenza.
Ogni parola conta.
Passate parola.