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La normalità è regola
(09:00)

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“E’ quasi ridicolo che si debba pensare a delle liste pulite, è chiaro che le liste devono essere fatte di persone che sono specchiate dal punto di vista morale, solo che siamo in un mondo talmente variegato e strano che è diventata un’eccezione quella che dovrebbe essere la regola e è un po’ buffa come la scoperta dell’acqua calda, solo che fa anche tristezza. Il vero problema della politica è che deve essere gratuita perché è una vocazione, quindi niente rimborsi, niente indennità, niente stipendi, lo si fa come buona azione, come si fa tutto il resto.”
Maria Fida Moro

Il Passaparola di Maria Fida Moro, giornalista e politica italiana

Saluto coloro che mi ascoltano sul blog di Beppe Grillo di cui sono stata ospite una volta con una lettera molto importante, sono Maria Fida Moro e volevo fare il punto per me, anzi volevo quasi scrivere una lettera ma non c’era un interlocutore perché ero amareggiata come ex -cittadino italiano.
Poi non avendo l’interlocutore ho rinunciato a scrivere, adesso mi è capitata questa opportunità, allora volevo condividere con voi questi piccoli pensieri:
1.E’ quasi ridicolo che si debba pensare a delle liste pulite, è chiaro che le liste devono essere fatte di persone che sono specchiate dal punto di vista morale, solo che siamo in un mondo talmente variegato e strano che è diventata un’eccezione quella che dovrebbe essere la regola, solo che fa anche tristezza;
2. il vero problema della politica è che deve essere gratuita perché è una vocazione, quindi niente rimborsi, niente indennità, niente stipendi, lo si fa come buona azione, come si fa tutto il resto. La politica è e deve restare una vocazione, se è una vocazione la si fa perché è bello farla e così si salta il fosso e c’è una selezione naturale tra quelli che non hanno più opportunità di rubare e quelli che invece amano dare;
3. ultimamente ho sentito cose che sembravano al confine con la follia nelle esternazioni, nelle parole rimbombanti e inutili che si sentono tutto il giorno, volevo quasi ricordare agli italiani che c’è stato uno che si chiamava Aldo Moro e che non c’è più e questo non esserci più vuole dire non avere nessuno capace di mediarein mezzo alla follia umana.
Ma non voglio tanto ricordare lui, quanto il tempo in cui la politica era fatta con il gusto di farla e c’erano persone di tanti generi, alcune più buone e altre meno buone che venivano dalla gavetta e che erano state elette, non nominate e che lo facevano perchè gli piaceva farlo.
Sarebbe bello che questo gusto di fare politica tornasse. Sono anni che non voto più, non voto più perché non posso scegliermi le persone e mi piacerebbe poterle di nuovo sceglierle.
Poi c’è da aggiungere che è molto amareggiante vedere intorno a noi tanto dolore, tanta sofferenza, tanta follia, è diventato troppo difficile fare qualsiasi cosa, perfino le cose quotidiane, è come se in mezzo ci fosse il Gran Canyon: rischi in tutti i modi. Rischi perché gli altri a loro volta sono all’inseguimento di non so quale fantasma e non ci sono con la testa e se ci sono, è per essere sgarbati. Invece ho bisogno di una vita in cui le persone siano solidali, fraterne, in cui sia bello condividere e non dividere tutto e buttare al macero e non c’è più un posto dove scappare. Sono tra coloro che auspicava una bella fine del mondo, perché era un pensiero consolante e riposante, capisco che questo non sia condivisibile da parte di molti o di tutti, però è da quando ero piccola che non vedo succedere che cose peggiori di quelle precedenti, mi sembrava una soluzione drastica. Capisco che il cosmo ha leggi tutte sue, per cui poi l’armonia si ricreerà anche se noi non vogliamo, se non facciamo niente per riaverla, è inevitabile sia così, perché l’evoluzione è verso il bene e verso il meglio e io sono convinta che alla fine di tutte le cose è l’amore che deve vincere, anche se non sembra, l’amore nonostante!
In qualche maniera viene proprio in mente una domanda: “Ma quelli della politica di prima, erano poi così diversi da quelli di adesso, i tempi erano migliori?” Erano più morali, più abituati a confrontarsi con le difficoltà del dopoguerra, oppure è proprio che siamo sfortunati e le persone che adesso vogliono fare questo lavoro non sanno da dove devono cominciare? Credo davvero manchi gente, non soltanto mio padre, che faceva la politica come un servizio in favore della collettività non per guadagno personale, non per lustro, neanche per sentirsi importante. Mia mamma raccontava spesso quando eravamo bambini, del Presidente della Repubblica Einaudi che era venuto a piedi con il suo bastoncino a cui si appoggiava, persona anziana, da solo senza scorte di nessun tipo e il poliziotto sotto casa non l’aveva riconosciuto e non l’aveva fatto passare.
Non dico che dobbiamo tornare a queste cose perché questo è un altro mondo, però le persone che erano capaci di gentilezza erano anche capaci di mediazione e il mondo di adesso ha il bisogno assoluto di mediatori, per non dire di pacificatori e la pacificazione non può avvenire senza ascoltare le ragioni dell’altro e neanche senza quella gentilezza minima che fa sì che l’altro non ti rompa in testa una mazza da baseball.
Allora manca un Aldo Moro, mancano persone come lui? Sì certo che mancano, a me mancano e sarei davvero contenta di vedere gente giovane, perché nella gente giovane c’è la possibilità di tornare a un valore, perché non ancora corrotta, non ha fatto in tempo, ha dentro di se una luce che si può trasbordare nella politica e nella vita di tutti i giorni, allora forse io potrei smettere di aspirare alla fine del mondo!
Questa è una frase di mio padre e dice “Datemi da una parte un milione di voti e toglietemi dall’altra parte un atomo di verità, allora io sarò sempre perdente” e siccome sono in vena di cose armoniche, voglio aggiungere a questa cosa bellissima di Aldo Moro un proverbio tibetano che recita: “Gli uccelli che vivono su una montagna dorata riflettono il colore dell’oro” vorrei che gli esseri umani riprendessero il gusto di essere immagine di Dio!
Nel nostro tempo c’è come una specie di abitudine malefica, per la quale l’apparire conta più dell’essere e siamo diventati succubi di questa moda che ci priva di quello che noi siamo veramente.
Allora forse sarebbe importante di insegnare ai nostri bambini e anche a noi stessi la consapevolezza, cioè il concetto che non siamo quello che indossiamo e non siamo i soldi che abbiamo e neanche l’automobile e tanto meno il cellulare, ma siamo qualcosa di molto più potente che stà dentro di noi che è l’essenza e che se ha una rispondenza nelle nostre azioni ci rende davvero in perfetta armonia con il resto del cosmo. Se invece noi privilegiamo l’apparire sull’essere, allora diventiamo sempre più infelici e dato che il dolore è la connotazione principale del mondo di oggi, forse per sanare questo dolore varrebbe la pena andare a caccia del drago come faceva San Giorgio e scovarlo lì dov’è, ci vuole coraggio, ci vuole pazienza e ci vuole determinazione. Sembra un discorso completamente fuori dalle righe, però in un mondo di parole, queste sono parole che risuonano dentro di noi e se ci pensiamo un attimo ci accorgiamo che sono vere.
L’esperienza di chi è più vecchio e io mi ritengo vecchia, nel senso che sono veramente alla fermata, sono stanca di tutte le cose che sono successe e brutte, insegna davvero che è fondamentale è allargare la consapevolezza, come se uno andasse in un territorio inesplorato che però è dentro di sé e è questa consapevolezza di questa essenza che ci rende migliori e degni di tutte le cose meravigliose che può essere l’umanità se sceglie di scordarci del fuori e di occuparci del dentro ed è molto bello, consolante ed è forse una delle cose che varrebbe la pena di imparare, di iterare e di sperimentare e mi piace l’immagine di noi stessi che piccoli, piccoli, però ci azzardiamo a andare alla ricerca del drago, della verità.
Passate parola !