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La deflazione colpisce tutti, semmai, colpisce a maggior ragione chi ha tanti beni, perché si svaluteranno. Se questo è vero come è dimostrato storicamente, quali saranno i modelli di vita, di economia, di politica che la deflazione premierà? Saranno quelli dei sogni, termine un po’ astratto, forse un po’ vago. In realtà i sogni sono proprio quelli che motivano, quelli che ci tengono in cammino verso un nuovo modello di vita, di una felicità sostenibile, una felicità non basata su consumi, bisogni indotti, ma sui sogni personali, di comunità, sociali, politici, economici. L’importante è averli e svilupparli. Chi saprà conservare la liquidità, salvaguardarla, avrà occasioni di investire nei sogni. Sennò in cosa investire? Non si tratta più di trovare la luce alla fine del tunnel ma di creare la luce per uscire dal tunnel! Il Passaparola di Nicola Antonucci e Paolo Gila

Buongiorno a tutti gli amici del blog, siamo Paolo Gila, giornalista e scrittore e Nicola Antonucci, consulente finanziario indipendente, nonché manager di multinazionali.
Giornali, docenti, anche i politici parlano da decenni di rischi, di crisi, di inflazione. La nostra tesi invece è deflazione. La deflazione è il contrario dell’inflazione, mentre con l’inflazione si verifica un aumento di prezzi, con un disagio sociale ed economico delle classi meno abbienti, la deflazione implica che i prezzi dei beni, dalle case alle pizze, scenderanno perché manca il danaro disponibile a acquistare beni, oppure perché i beni prodotti sono eccessivi. Cosa succede? Chi ha della liquidità, vedrà questo danaro rivalutarsi di giorno in giorno, e grazie a questa liquidità potrà comprare gli stessi beni a prezzi molto minori. Quello che abbiamo visto dalla crisi del 2001 e a seguire è stata una gestione della massa monetaria propensa a drogare l’economia, anche in Italia, che dovrebbe comportare un aumento dell’inflazione. Bene, questo non è avvenuto, quindi anche paventando rischi di inflazione, ancora gli ultimi dati di novembre dimostrano che il governatore Draghi è stato costretto a ridurre ulteriormente il tasso, perché il corpo economico è malato. Quindi è un corpo che di liquidità non ha più bisogno, c’è carenza di volontà di acquistare e quindi l’ipotesi deflattiva sta emergendo.
Nella crisi italiana si intrecciano almeno tre livelli. Il più esterno è legato alla crisi finanziaria, l’ultima riguarda lo scoppio della bolla immobiliare, ma abbiamo avuto nel 2001 anche le bolle legate ai titoli Internet. L’Italia sconta la chiusura di un lungo ciclo economico, iniziato con il piano Marshall del dopoguerra, che aveva caratterizzato il boom economico. A quell’epoca gli investimenti in attività produttive superavano di gran lunga le riserve tecniche delle aziende, nel senso che il ruolo della finanza era prioritario e grazie alla liquidità si costituivano imprese che venivano avviate e sviluppate. Nel 1992 in Italia c’è stata la speculazione sulla lira e da quel momento, come disse Gianni Agnelli, il patron della FIAT “Saremo tutti più poveri“. Nel 1981 c’è stato il distacco della Banca d’Italia dal Ministero del Tesoro e nel corso degli anni ’90 si è dato vita all’Euro. Noi scontiamo l’intreccio di tre grandi realtà: una crisi finanziaria legata alla sovrabbondanza di strumenti come i derivati; la chiusura di un lungo ciclo economico; l’avvio dell’Euro. Stiamo rischiando da una parte il default, il nostro debito pubblico cresce, e dall’altra parte rischiamo un processo di deindustrializzazione sistemico. L’alta mole di liquidità e di risorse finanziarie, che nel corso degli anni 50/60 aveva contraddistinto il nostro mercato, è svanita, siamo in un periodo di secche. E’ una crisi mondiale, l’origine della crisi è fondamentalmente finanziaria. Quello che è successo dal 1997 in poi è stato un’enorme iniezione di liquidità in tutte le economie tra masse monetarie, strumenti finanziari, derivati. Un numero: negli anni ’90 i prodotti finanziari valevano circa il 70% del Pil mondiale, quindi tutti i beni, tutti i servizi, tutte le attività prodotte nel mondo, fatto 100 avevano un riscontro in termini di carta finanziaria pari a 70, quindi meno dei servizi prodotti. Nel 2008 questo rapporto è salito di oltre 15 volte. Il mondo produttivo non può crescere di 15 volte e questa massa di carta verrà ridotta. Questo è uno dei meccanismi fondamentali della deflazione: un impoverimento globale del mondo, una svalutazione dei beni per poter essere acquistato da quella massa monetaria ancora valida, reale, disponibile nelle tasche dei risparmiatori.
Il nostro Paese si trova in una grande crisi di natura economica, sociale e politico, tuttavia abbiamo i mezzi e le capacità per uscire, perché c’è una grande quantità di giovani che crede nel futuro, che vuole fare impresa, che vuole progettare, condividere con altre persone, il proprio talento e le proprie capacità. L’Italia è piena di piccole eccellenze. Abbiamo dato un nome a questa realtà, le abbiamo chiamate “New Made in Italy” per un cambiamento che ci faccia uscire dalla palude della crisi e che dia slancio al futuro. L’Italia è costellata di piccole e medie imprese, di grande capacità e di grande inventiva. A Milano esiste per esempio la “Leonardo 3” una società nata diversi anni fa grazie a alcuni ricercatori che hanno ricreato le macchine di Leonardo in maniera virtuale, e la loro interpretazione ha consentito di sconfessare tutte le idee che erano state fatte dai baroni che insegnano all’Università. Questa capacità ideativa è oggi riconosciuta a livello mondiale come un punto fermo nelle conoscenze di Leonardo, se ci spostiamo di un migliaio di chilometri e andiamo a Monopoli, esiste una società costituita nel 2008 da due ingegneri trentenni, che hanno dato vita a Blackshape che costruisce velivoli leggeri per il trasporto da città a città, i cosiddetti servizi Fly City. Oggi questa realtà conta quattro anni di vita, 80 dipendenti, ha venduto 54 aerei in 26 nazioni e sta cercando, di sviluppare una base per una rete di distribuzione a livello mondiale. Esistono altre realtà come una società di Bologna che si occupa di chip per la diagnostica, un giovane ricercatore universitario ha brevettato un chip che consente di fare analisi cliniche, diagnostiche a distanza e consentire la telemedicina. Ma possiamo entrare anche nel campo del e-commerce e vedere come questo settore nato agli inizi degli anni 2000, possa contare a fine 2013 un giro di affari che supera i 24 miliardi di Euro. La cooperativa “Mangiare Sano” di Pescara, costituita da tre giovani che distribuiscono i prodotti locali su scala nazionale, in piccolo è stato fatto da questi giovani pescaresi quello che un altro imprenditore ha creato con il Marchio Eataly. Esempi di questo tipo sono numerosi. Non siamo al punto in cui gli occupati di queste aziende siano paragonabili alla grande occupazione degli anni ’50, quando le aziende si chiamavano Falk, FIAT, Alfa Romeo o Sip, certo è che da qui dobbiamo ripartire. Dobbiamo considerare che è nel “New Made in Italy” la nostra potenziale risorsa dove le nuove tecniche, le nuove formule di raccolta di capitali, potrebbero essere impiegate. Pensiamo attraverso la Rete cosa si può fare con il crowdfunding o ai minibond per le piccole e medie imprese. Sono argomenti che nascono in ambito economico, ma che devono poi trovare nella sfera politica, civile, altri ambiti di discussione per la valorizzazione.
Quali prospettive da questo scenario deflattivo? La deflazione colpisce tutti, semmai, colpisce a maggior ragione chi ha tanti beni, perché si svaluteranno. Se questo è vero come è dimostrato storicamente, quali saranno i modelli di vita, di economia, di politica che la deflazione premierà? Saranno quelli dei sogni, termine un po’ astratto, forse un po’ vago. In realtà i sogni sono proprio quelli che motivano, quelli che ci tengono in cammino verso un nuovo modello di vita, di una felicità sostenibile, una felicità non basata su consumi, bisogni indotti, ma sui sogni personali, di comunità, sociali, politici, economici. L’importante è averli e svilupparli. Chi saprà conservare la liquidità, salvaguardarla, avrà occasioni di investire nei sogni. Sennò in cosa investire? Non si tratta più di trovare la luce alla fine del tunnel ma di creare la luce per uscire dal tunnel! Passate parola!

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