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Dopo il referendum greco l’euro è definitivamente fallito? Secondo Nigel Farage al massimo entro 10 15 anni (ndr, il blog pensa molti meno) l’Italia e altri Paesi importanti della UE abbandoneranno la moneta unica. Il blog l’ha intervistato qualche giorno prima del referendum per approfondire il suo punto di vista.

Blog: Dopo due mesi di trattative, la Grecia ha deciso di non rimborsare l’FMI (Fondo Monetario Internazionale). Esiste un accordo verbale tra gentiluomini secondo cui i debiti vanno sempre onorati: perché in questo caso non vale?
Farage: La questione non è facile, perché la Grecia non rispetterà la scadenza del Fondo Monetario Internazionale e nelle prossime settimane l’aspetta un’altra scadenza con la BCE (Banca Centrale Europea). Attualmente la situazione della Grecia è veramente difficile, non dobbiamo mettere la testa sotto la sabbia: si tratta del primo default dei giorni nostri presso il Fondo Monetario Internazionale, pertanto il problema è serio. Le conseguenze saranno una contrazione del credito concesso alle aziende greche e un’ulteriore contrazione dell’economia greca, pertanto, indipendentemente dal punto di vista da cui si osserva la situazione, il problema è serio.

VIDEO Una doppia moneta per l’Europa?

La situazione è grave se la Grecia rimane nell’euro ed è altrettanto grave, nel breve termine, se esce dall’euro, pertanto la vera domanda da porsi è: in due anni la Grecia starà meglio?

Blog: Se Lei dovesse votare al referendum greco, cosa voterebbe?
Farage: Se dovessi votare, opterei per il NO. So che Junker, Hollande, la Merkel e tutti gli altri affermano che, in caso di vittoria del NO, crollerà il cielo e sarà un disastro. Certo, se si vota per il NO, nel breve periodo vi sarà incertezza: il pane potrebbe scarseggiare per una settimana, le banche potrebbero rimanere chiuse per un paio di settimane, nel breve termine vi sarebbero dei problemi, ma nel lungo periodo la Grecia si libererebbe: riavrebbe la propria economia e il controllo sul proprio tasso di interesse, potrebbe decidere di svalutare la propria moneta e di conseguenza avrebbe l’opportunità di crescere. La mia paura per la Grecia è che se rimane nell’unione monetaria, a cui non avrebbe dovuto aderire, il Paese si trasformerà in un Paese del terzo mondo davanti ai nostri occhi: in definitiva, non si possono mettere Grecia e Germania insieme in un’unione economica e monetaria, a meno che i greci non diventino come i tedeschi o i tedeschi non diventino come i greci, e questo non succederà mai.

Blog: Ritiene che tale approccio dovrebbe essere un modello per altri Paesi europei? Dovrebbero indire un referendum e lasciare la scelta al popolo?
Farage: L’unico aspetto positivo è il fatto stesso che venga indetto un referendum. Quattro anni fa, il primo ministro si chiamava Papandreu: quando ha proposto un referendum, i bulli di Bruxelles hanno fatto in modo che venisse destituito entro 48 ore. Questa volta il referendum si farà (si è fatto e ha vinto il NO, ndr), ed è una cosa positiva. Bruxelles teme davvero l’opinione pubblica. Dieci anni fa, quando si parlava di Costituzione Europea, i francesi hanno detto di no, gli olandesi hanno detto di no e indubbiamente i britannici avrebbero detto di no e i tedeschi avrebbero detto di no e numerosi altri Paesi avrebbero fatto lo stesso, di conseguenza hanno davvero paura: ritengo che la bella notizia rispetto a questo referendum e indipendentemente dal risultato, sia che c’è un presidente moderno, secondo il quale un referendum su tali questioni è accettabile. Bene!

Blog: La tensione, dopo la Grecia, si sposterebbe in Italia e Spagna: cosa prevede per il futuro?
Farage: È una domanda molto complessa. Se si considerano le statistiche per l’Italia, ne emerge che uno dei paesi europei più importanti versa in una situazione molto grave: verrà un momento in cui in Italia sarà indetto un referendum. Deve succedere. Non penso che il nord e il sud dell’Europa siano compatibili, e che possano essere uniti in un’unica camicia di forza economica: non funziona e a lungo termine prevedo che tutti questi altri paesi europei, Italia compresa, usciranno dall’euro entro 5-10 anni.

Blog: La soluzione potrebbe essere rappresentata da una doppia valuta?Una nazionale per gli Stati membri e una per gli scambi internazionali?
Farage: Ne abbiamo già una: è il dollaro. Se compri petrolio, o la maggior parte delle merci, o se commerci in tutto il mondo, potrai constatare che il prezzo della maggior parte di queste cose è in dollari. Il dollaro è già la valuta degli scambi internazionali.

Blog: Ma non è possibile controllare il cambio con il dollaro.
Farage: No, certamente, non è possibile. Anche con l’euro si finisce per avere un tasso d’interesse fittizio. Quando hanno aderito all’euro, molti dei Paesi mediterranei hanno avuto sette anni di tassi di interesse troppo bassi. Come quando sei a una festa e continuano a riempirti il bicchiere: è fantastico, molto divertente, ma probabilmente il mattino dopo ti sveglierai con i postumi della sbornia. Quando si parla di interessi per un Paese, non conta che siano alti o bassi: quello che conta è che siano adeguati. Consideriamo la Spagna: un milione e mezzo di immobili invenduti o costruiti solo in parte per un boom immobiliare esacerbato da un tasso di interesse pari alla metà di quello che avrebbe dovuto essere. La tragedia dell’euro non nasce nel 2008: i semi erano stati piantati molti anni fa.

Blog: In questo gioco c’è un terzo attore, silenzioso ma molto attivo: che cosa fa Putin, che cosa fanno i britannici, qual è il ruolo dell’Unione Europea a questo tavolo? Dovrebbero dialogare di più con la Russia e con la Gran Bretagna?
Farage: Naturalmente non dobbiamo pensare solo alla Russia, ma anche alla Cina. Per un bel po’ di tempo, i cinesi hanno provato a investire pesantemente in Grecia, Putin sta naturalmente cercando alleati e quello che molti dimenticano è che esiste una chiesa ortodossa greca e una chiesa ortodossa russa, pertanto il legame tra Grecia e Russia assume una dimensione anche religiosa. Certamente i greci sono rimasti sconvolti dalle sanzioni applicate ai russi dopo la crisi ucraina. Da una prospettiva più ampia, devo dire che abbiamo commesso un errore di valutazione rispetto alla Russia e a Putin, e abbiamo giocato un gioco davvero folle. In Ucraina, che piaccia o meno, un leader eletto democraticamente è stato destituito da una dimostrazione pubblica, da un colpo di stato: tutti sventolavano bandiere dell’Unione Europea, perché abbiamo detto all’Ucraina che volevamo espandere il nostro impero e che volevamo che aderisse all’Unione Europea e alla NATO. E siamo stati noi a provocare questo conflitto. Questo non significa che io parteggi per Putin: non andrò a pescare con lui quest’estate! Quello che intendo dire è che non penso che dovremmo considerare Putin un nemico, come facciamo adesso. E penso anche ad Assad: Putin e Assad sono due leader per i quali il mondo occidentale sembra provare avversione. Ma dobbiamo ricordare che nella grande battaglia, nella sfida più importante che ci troveremo a dover affrontare nei prossimi venti anni, ossia quella contro l’estremismo islamico, entrambi sono dalla nostra parte, è questo è molto importante per noi.
Passate parola!