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L’Italia ignorante
(09:00)

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>>>Oggi, 19 febbraio, sono a Milano, ore 18.30, Piazza Duomo e a Monza, ore 21, piazza Cambiaghi. Domani, 20 febbraio, sarò a Campobasso, ore 18.30 e a Isernia, ore 21. Seguite le dirette su La Cosa! >>>

“Barak Obama: “Tagliare il deficit riducendo gli investimenti nell’innovazione e istruzione è come alleggerire un aereo troppo carico togliendo il motore!” Ecco, noi abbiamo fatto esattamente questo, abbiamo cancellato la cultura e quei pochi soldi che restano alla cultura meglio non dire come vengono spesi!Un paese che non investe sulle proprie teste diciamolo, è un paese stupido.
Cultura: la cultura è l’essenza di quello che siamo noi, non è un caso che vanno indietro il numero delle persone che studiano, il numero di persone che hanno un titolo di studio, una laurea, non è un caso che l’analfabetismo di ritorno della popolazione adulta è a livelli molto pesanti, come dicono le indagini internazionali e non è un caso, purtroppo, che l’Italia continui a andare a marcia indietro sotto il profilo economico.” Roberto Ippolito

Il Passaparola di Roberto Ippolito, giornalista e scrittore

“Ciao a tutti e spero che nessuno me ne voglia se si parla questa volta di “Ignoranti“.
Purtroppo dobbiamo confessarci, farci l’esame di coscienza e come rivela il mio libro abbiamo un alto tasso di ignoranza.
Sono Roberto Ippolito e prima di avere scritto questo libro ne ho scritti altri, gli ultimi due sono evasori, una battaglia contro l’evasione fiscale, siamo onesti, una battaglia persa contro l’evasione fiscale che è addirittura aumentata, e il bel paese maltrattato, una riflessione sul degrado caso per caso di tutta Italia della cultura, dello stato di abbandono della cultura in Italia.
E organizzo anche eventi culturali, forse dovrei dire tento di farlo, visto la cronica mancanza di risorse negli ultimi tempi.
Ovviamente è molto difficile dire come è potuto accadere che un paese che 5 secoli fa ha fondato l’università e ce la ha copiata nel mondo, che quando è diventato un paese unito, dopo il 1861 il ministro dell’economia di allora, Quintino Sella, il ministro delle finanze, tagliò tutto, ma disse “Una cosa non si può tagliare: la scuola!”.
Ecco, oggi stiamo facendo esattamente il contrario, stiamo tagliando la scuola, ma anche l’istruzione e la formazione, stiamo tagliando la formazione per gli adulti.
È un paese che si è adagiato sul suo benessere, non crede più sulla possibilità di andare oltre, e chiaramente abbiamo una responsabilità collettiva, ma abbiamo una responsabilità delle istituzioni, di chi ci rappresenta e una responsabilità molto forte della classe dirigente, perché se pensiamo che la classe dirigente non legge libri vuole dire che in Italia un problema grosso lo abbiamo e è enorme!
I dati sconcertanti sono tantissimi, perché potremmo dire che è veramente sconcertante che più di un italiano su 4, grandi e piccoli quindi, ritiene nel 2013 internet inutile! Ma un italiano su due non va oltre la licenzia media, abbiamo pochi diplomati, anche tra i giovani i, abbiamo pochi laureati, siamo ultimi in Europa in compagnia della Romania, ultimi per numero di laureati.
Il paradosso, ma non è un paradosso, e lo vedremo, è che i pochi laureati non trovano lavoro, non guadagnano abbastanza, non vengono considerati!
Perché dicevo non è un paradosso? Perché in Italia il sapere non è considerato. La conseguenza di tutto questo? Molto semplice, dal 2003 in poi, nel disinteresse delle istituzioni, della classe dirigente dell’Italia, diminuisce il numero delle immatricolazioni, sempre meno giovani si iscrivono all’università, forse questo è il dato più drammatico. L’università ha conosciuto una riforma molto importante, il tre più due, lo sdoppiamento della laurea in un corso triennale e in un corso biennale di specializzazione la laurea magistrale.
Tutti gli studi ci stanno dicendo che purtroppo questo meccanismo, che è analogo a quello adottato in Europa, non sta funzionando, non sta dando buoni risultati, anzi la laurea ha perso il valore, il richiamo, le imprese non vedono più nel laureato una persona che ha la preparazione che serve loro.
Il grado di preparazione è considerato inferiore, che sia necessario oggi intervenire è fuori di dubbio.
Non solo non ci si è accorti che stavamo andando a marcia indietro, ma anzi scientificamente si è voluta peggiorare la situazione, colpi e colpi sulla scuola pubblica, un giorno dopo l’altro. Ho fatto il conto che ogni giorno negli ultimi tre anni sono stati tolti dal governo Berlusconi 80 insegnanti, mandati a casa, e 40 dipendenti tecnici ausiliari.
Ebbene, è arrivato il governo dei professori, il governo di Monti, qualche cosa deve cambiare, sono professori: non c’è un professore in più.
E la cultura neanche a parlarne, non è successo niente, perché ci siamoassuefatti a avere i crolli di Pompei, a avere i topi nella biblioteca nazionale di Firenze. Non abbiamo più quella molla, la mancanza di cultura, , si è impadronita di una parte molto consistente del Parlamento, pensiamo che anche rispetto alla prima legislatura a oggi il numero dei parlamentari laureati è pesantemente diminuito, esattamente il contrario, per esempio, di quello che succede negli Stati Uniti, a proposito negli Stati Uniti, Barak Obama: “Tagliare il deficit riducendo gli investimenti nell’innovazione e istruzione è come alleggerire un aereo troppo carico togliendo il motore!” Ecco, noi abbiamo fatto esattamente questo, abbiamo cancellato la cultura e quei pochi soldi che restano alla cultura meglio non dire come vengono spesi!Un paese che non investe sulle proprie teste diciamolo, è un paese stupido.
Oggi purtroppo stiamo dando prova esattamente di questo! Cultura: la cultura è l’essenza di quello che siamo noi, anche quando noi vendiamo un paio di scarpe creato in Italia quel paio di scarpe all’estero riassume un po’ tutto il nostro sapere, il nostro gusto, il nostro stile, la nostra storia, la nostra arte, il made in italy è un insieme di fattori, che certamente è la bellezza e certamente può anche diventare un fattore economico.
Non è un caso che vanno indietro il numero delle persone che studiano, il numero di persone che hanno un titolo di studio, una laurea, non è un caso che l’analfabetismo di ritorno della popolazione adulta è a livelli molto pesanti, come dicono le indagini internazionali e non è un caso, purtroppo, che l’Italia continui a andare a marcia indietro sotto il profilo economico.
Dal 1999 a oggi siamo l’ultimo paese in Europa per livello di crescita, però possiamo vedere dove è più alto il livello di istruzione, per esempio le Marche,ci sono più attrattive per i giovani, quindi dovremmo svegliarci e capire che cosa ci stiamo perdendo.
Purtroppo siamo a un punto così negativo che non è questione di individuare un singolo strumento, intanto deve essere un intero paese che ha voglia di darsi di nuovo una spinta, la storia delle cose dovrebbero insegnarcele: nei famosi anni del miracolo economico che cosa successe? Che era aumentata contemporaneamente la scolarizzazione, la frequenza, la partecipazione, alle scuole e era aumentato l’indice di lettura dei libri.
Oggi siamo in un periodo in cui ultimi due anni è diminuito pesantemente il numero dei libri che vengono venduti, è diminuito il livello della lettura, e questo è paradossale, non si leggono neanche i libri che uno ha a casa gratuitamente, lo hai da parte, potresti leggerlo, no, neanche questo.
Allora c’è bisogno veramente di una scossa totale, infatti il mio libro, ignoranti, l’ultimo capitolo è dedicato alla scossa, possiamo darcela una scossa, ma dobbiamo comprendere come stiamo restando indietro nel mondo, come non partecipiamo più a una grado di conoscenza, di competenza, internazionali, l’Ocse, l’organizzazione internazionale ce lo dice spesso, siamo indietro, abbiamo un livello di preparazione assolutamente non adeguato, e così non possiamo competere, quindi dobbiamo dedicarci all’istruzione, ai giovani, investendo di più sotto tutti i punti di vista, dobbiamo dedicarci alla formazione per gli adulti che oggi veramente non è considerata.
Sinceramente non ho proprio la pretesa di pormi come quello che sa, che la sa lunga, che ora la racconto io, però attenzione, passa parola, siamo troppo ignoranti, passa parola, dobbiamo assolutamente rimediare, non possiamo essere così ignoranti.