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di Eugenio Benetazzo

Chi ha disponibilità in sotto forma di giacenze bancarie per importi inferiori alla fatidica soglia dei 100 mila Euro, come sappiamo dovrebbe sentirsi confortato perché in teoria quella disponibilità di denaro non può essere oggetto di aggressione. Nel caso infatti la banca in questione dovesse essere commissariata o messa sotto stretta vigilanza per ragioni di governance o di ulteriore deterioramento patrimoniale, potrebbe essere previsto in misura straordinaria il congelamento di quelle poste, neanche rimanere sotto la soglia dei 100 mila Euro consente di essere indenne da rischi. Non sono più rischi di patrimonio, ma diventano rischi di natura finanziaria legati alla disponibilità o alla fruibilità delle risorse, dei fondi nello specifico.

VIDEO Rischio congelamento giacenze bancarie anche sotto i 100mila euro

Rispetto al 2008 quando sembrava che il mondo finanziario stesse per finire, oggi ci troviamo in una situazione ben peggiore, con rischi notevolmente amplificati, misteriosamente anche ora ci troviamo con un’Italia sotto assedio finanziario, questa volta non è il debito pubblico ma è tutta l’industria bancaria che senza motivazioni particolarmente significative viene presa di mira dagli operatori istituzionali che stanno scaricando brutalmente titoli azionari in queste ultime settimane. Non è una novità la situazione di criticità del panorama bancario italiano che oggi stima oltre 300 miliardi di sofferenze e per le quali si dovrà trovare una soluzione definitiva che, soprattutto trasmetta conforto è questa l’angoscia principale sui mercati al momento attuale.
Siamo innanzi a una nuova crisi sistemica più che una crisi sistemica sembra sia una crisi di transizione, questa transizione è legata al cambiamento appunto di modello produttivo da parte della Cina, volto a trasformare la più grande fabbrica del mondo in un nuovo player planetario in grado di autosostenersi attraverso i consumi interni, a cui poi si affianca la discesa senza precedenti del prezzo del petrolio venuta nei 18 mesi precedenti per il braccio di ferro che si sta vivendo tra Arabia Saudita e Stati Uniti.

L’Unione Europea rimane un malato cronico, per alcuni versi potrebbe essere definito anche un malato terminale, criticità che ormai si portano avanti da anni rimangono tutt’ora irrisolte senza la capacità di poter pianificare un percorso di crescita da qui ai prossimi 12 mesi a frutto ovviamente della continua ambiguità politica che continua a emergere a fronte di scenari politici contrastanti all’interno dei vari players europei, pensiamo solamente alla Grecia che da qui a qualche mese rivedremo “Grecia 2 la vendetta“, sostanzialmente il Governo Tsipras non sarà in grado di far fronte ai propri impegni, pertanto la Grecia, la Nazione ellenica ritornerà in stallo e pensiamo a quello che sta accadendo in Spagna, pensiamo alla Francia quando andrà a votare nei successivi semestri, pensiamo alla stessa Italia che è ancora a oggi un punto di domanda non indifferente per quanto riguarda la propria lettura, il proprio panorama politico. Operatori istituzionali, fondi comuni di investimento, fondi sovrani che magari avevano negli anni precedenti fatto carico, messo in portafoglio anche titoli azionari bancari, adesso per non rischiare dicono: “non sto con il cerino in mano, scarico il titolo italiano e vado a rifugiarmi su altri asset che ritengo più sicuri“.

I valori e le letture che avevamo in gennaio, all’inizio di gennaio sono grosso modo le stesse di quelle che avevamo a fine settembre, quindi cosa è accaduto misteriosamente che ha messo l’Italia come possibile obiettivo di una nuova aggressione finanziaria, non è che anche questa volta, politicamente l’Italia non piace più a un certo tipo di estabilishment finanziaria e sovranazionale in Europa? Pensate un attimo alle recenti esternazioni che ha fatto Renzi in queste ultime settimane che non sono state molto digerite e accettate a Bruxelles e a Francoforte, misteriosamente qualche settimana dopo l’Italia è di nuovo sotto assedio e da questo punto di vista mi dispiace dirlo il nostro governo è completamente assente nel senso che a oggi servirebbe una cabina di regia atta a tutelare, preservare gli andamenti dei titoli azionari, dell’industria bancaria visto che in base alla capitalizzazione di borsa poi ci sono ripercussioni dirette, legate alla patrimonializzazione dell’istituto stesso, pensiamo solamente a Monte dei Paschi che è una banca partecipata istituzionalmente dal paese che ha visto crollare nel giro di poche settimane la propria quotazione del 75%, passando dai 2 Euro di qualche mese fa ai 0,50 dei giorni nostri, stiamo parlando di 1,5 miliardo di perdita in conto capitale per tutta la fiscalità italiana, di questo stampa italiana tradizionale generalmente schierata con il governo non ne fa voce.

Con il 2016 dal primo gennaio sappiamo che è andato a regime quel meccanismo tanto antipatico, nefasto del bail in, potrà andare a impattare anche sulle giacenze e le disponibilità a prima vista dei risparmiatori dei correntisti per esempio italiani e pertanto a fronte di questi debiti che sappiamo non potranno essere mai più rimborsati, le banche italiane devono trovare una soluzione di ripiego, la soluzione di ripiego più ovvia dovrebbe essere la bad bank, ma la bad bank abbiamo visto che continua a vacillare come progetto meramente operativo da implementare in poco tempo.

L’altra strada ce la propone l’Eba, la quale ci dice: le banche europee si devono patrimonialmente rafforzare ancora di più, per fare questo ci sono due strade:
1) trovare nuovi capitali e al momento attuale è abbastanza difficile, convincere qualcuno a investire il nuovo capitale di rischio soprattutto avendo visto quello che è accaduto negli ultimi due mesi a gran parte delle province europee, in prima battuta quelle italiane;
2) una svalutazione delle poste in bilancio dei crediti che vantano le banche tanto italiane, quanto quelle europee, questo per ovvie ragioni poi si traduce in una svalutazione delle quotazioni delle banche stesse, non dimentichiamo comunque che al momento attuale sono sotto l’occhio del ciclone le banche italiane per il bubbone dei crediti deteriorati, ma in Germania cominciano a emergere inquietanti interrogativi su grandi realtà bancari, grandi gruppi, hanno esposizioni rilevanti, a supporto delle esportazioni tedesche nei confronti dell’Asia, quindi potete immaginare che tipo di scenario potremo vivere da qui a qualche mese, qualche trimestre se in Cina dovesse sfuggire di mano il contenimento della crisi da parte delle autorità nazionali cinesi, volte al momento allo sgonfiamento tanto della bolla immobiliare, quanto di quella finanziaria.