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Giornate mondiali della gioventù (GMG) a Colonia, bagno di folla (soprattutto italiana) per Benedetto XVI.

Del resto da mesi il vertice della Cei stava preparando l’avvenimento, aiutato economicamente da sponsor eccellenti. Ma alcune di queste “sponsorizzazioni” hanno irritato una parte del mondo cattolico.

Tanto che alla vigilia dell’evento tedesco, le riviste Mosaico di Pace, Missione Oggi e Nigrizia hanno denunciato la presenza “ingombrante” della Banca di Roma, istituto del gruppo Capitalia al primo posto tra i maggiori sostenitori del commercio di armi.

Cos’è successo? Che in tutte le parrocchie italiane, per promuovere la manifestazione di questi giorni, era arrivato un drappo-striscione (mt 1,90 x 0,70) del servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei, che annunciava la Giornata Mondiale della Gioventù.
La richiesta era che fosse esposto all’interno o all’esterno della chiesa, comunque in luogo visibile e frequentato anche per la preghiera o per incontri vari.

Oltre all’immancabile Tim e ad altre aziende, compariva in bella vista anche il logo della Banca di Roma.
Le tre riviste cattoliche si sono chieste, innanzitutto, se era proprio necessario dover esporre in Chiesa (e per un paio di mesi) striscioni con pubblicità varie.

Ma, soprattutto, se era necessario chiedere aiuto all’istituto di credito che, in base alla Relazione che la Presidenza del Consiglio è tenuta ad inviare annualmente al Parlamento sull’import ed export di armi, risulta aver fornito, nel 2004, i propri servizi per l’esportazione di armi dall’Italia per oltre 395 milioni di euro, ricoprendo oltre il 30% delle transazioni e accrescendo la propria attività nel settore rispetto al 2003, anno nel quale aveva svolto operazioni per oltre 224 milioni di euro.

Il documento firmato Mosaico di Pace, Missione Oggi e Nigrizia, e diffuso nei loro siti, ha scatenato reazioni e prese di posizioni dure.
In particolare dal Comitato italiano per il sostegno economico alla GMG, che ha criticato l’intervento delle riviste.
Tuttavia, in mezzo a tante parole (i “papaboys” nel loro sito hanno criticato quella sponsorizzazione), ci sono stati anche gesti significativi di parroci e associazioni che, armati di forbici o pittura coprente, si sono dati da fare per eliminare il nome della “banca armata” dal drappo giallo e arancione della GMG.