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Un’apparizione televisiva per un parlamentare è come pisciare: quando scappa, scappa. Non ne può fare a meno. Il senatore di An Gustavo Selva doveva commentare le manifestazioni di giubilo per l’arrivo dell’imperatore atlantico Giorgio Bush. Selva ha più di ottant’anni, l’età dei pannoloni. Il traffico di Roma lo ha bloccato. Nessun taxi, nessuna auto blu a disposizione. Si è finto malato. Ha chiesto un’ambulanza. Con la sirena ha tagliato i cordoni di polizia. E’ arrivato appena in tempo per la trasmissione agli studi de La7.
Da gentiluomo si è scusato in diretta :”Scusate il ritardo, ero in piazza del Parlamento. Le macchine oggi non possono arrivarci. Alla fine ho preso un’ambulanza…” “Un vecchio trucco da giornalista”.
E purtroppo le ambulanze nella capitale sono quello che sono, magari guidate da volontari
“Una vergogna”, ha infatti detto Selva, “ho aspettato 35 minuti prima che l’ambulanza mi portasse a destinazione. Mi lamenterò con il prefetto e il capo della polizia: in questa città uno può anche morire.“
Propongo una modifica al servizio 118. Se chiama Selva invece che in ambulanza, lo si fa trasportare all’ospedale con un carro funebre a cavalli. I cittadini lo assisterebbero nel suo viaggio, con canti e balli di gioia. E qualche gesto di incoraggiamento. Se poi, nessuno lo volesse, Gustavo salisse al cielo sul carro fermo nel traffico, basterebbe una piccola deviazione al camposanto più vicino. E per finire un bel talk show in diretta in via Nogaro, a La7, sulla piùchematura scomparsa del senatore.