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Una volta si celebravano le vittorie, oggi anche una sconfitta merita riconoscimenti istituzionali. E’ il segno dei tempi. Dopo il 4 a 1 ai mondiali del 1970 con il Brasile di Pelè, gli azzurri furono assediati all’aeroporto, al ritorno, da tifosi inferociti che volevano salutare Valcareggi con mazze da baseball. Il 2 a 1 con la Francia di Zidane (dominata nei tempi regolamentari) agli Europei portò alle dimissioni di Zoff. Il 4 a 0 con la Spagna che ci ha fatto fare la figura dei cioccolatai, la peggior sconfitta in un torneo internazionale da quando è stato inventato il calcio, ci ha dato invece fiducia. In effetti potevamo perdere anche 8 a 0. Ci hanno salvato il solito stellone e gli spagnoli, che si sono mossi a pietà. Casillas ha chiesto di non effettuare il recupero all’arbitro. Festeggiare le sconfitte rafforza l’identità nazionale, perdenti e contenti.