Condividi

Il papà della Boschi è l’uomo dell’anno. E’ riuscito là dove hanno fallito Arsenio Lupin e Luciano Lutring, il solista del mitra. Al posto delle armi ha usato le micidiali obbligazioni subordinate, Con la sua sola forza di volontà si faceva 10 km al giorno, cinque all’andata e altrettanti al ritorno per recarsi a scuola ispirato dalla canzone di Nicola Arigliano: “Venti chilometri al giorno,/ dieci all’andata, dieci al ritorno,/per poi sentirmi dire che/non hai voglia di uscire.” Mentre si consumava le scarpe, da buon contadino, aveva già le idee chiare sul suo futuro: sarebbe entrato in una banca toscana, (la sua preferita era Banca Etruria di Arezzo in odore di massoneria e con un caveau pieno di lingotti d’oro) come vicepresidente e dopo il suo fallimento ne sarebbe uscito ricco e impunito per decreto legge e, visto che c’era, avrebbe sistemato tutta la famiglia con la banca: la figlia azionista, il fratello e la cognata dipendenti con un consuntivo di 12.500 famiglie sul lastrico, un risultato da Guinnes dei primati senza pagare dazio.
La sua fantasia non arrivava però a pensare che sua figlia sarebbe diventata ministro senza neppure scarpinare e che avrebbe partecipato al suo salvataggio testimoniando persino in Parlamento senza pudore che lui era una persona per bene: “Mio padre è una persona perbene, io sono fiera di lui e sono fiera di essere la prima nella famiglia Boschi ad essersi laureata” e che se fosse stato condannato lei, per amor filiale, si sarebbe dimessa. Cosa in sè contraddittoria visto che il decreto salvabanche e/o salvaboschi lo rende immune da azioni risarcitorie e che, in ogni caso era già stato sanzionato da Bankitalia per 144.000 euro per “violazioni di disposizioni sulla governance, carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nella gestione nel controllo del credito e omesse e inesatte segnalazioni alla vigilanza“, il ministro Boschi ha affermato che suo padre è una persona onesta, diamole credito, ma si tratta di un uomo per lo meno sbadato. Un banchiere così merita il titolo di Uomo dell’anno, va proposto a Governatore della Banca d’Italia al posto di Visco, in Europa al posto di Draghi, al posto di Padoan all’Economia. In una banca di provincia è sprecato. Si fa beccare e ne esce pulito. Un fenomeno anche per gli standard italiani.