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Fonte: www.thehand.it

Ricevo da Marco Travaglio questo illuminante articolo sulla RAI.

Ma che bella scenetta.

Il presidente della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai Claudio Petruccioli, senatore dei Ds, si reca in pellegrinaggio a casa del padrone di Mediaset e ne esce con l’investitura a presidente della Rai.

Il nuovo direttore generale è un dipendente in aspettativa della Rai, Alfredo Meocci, già parlamentare dell’Udc, già membro dell’Authority delle Comunicazioni.

Due ex controllori (si fa per dire) s’insediano ai vertici dell’azienda che dovevano controllare. Il tutto grazie alla designazione del proprietario dell’azienda concorrente che, fra l’altro, è pure il capo del governo.

E, nel nuovo consiglio di amministrazione, siedono un ex ministro (Urbani di Forza Italia), quattro parlamentari (Malgieri di An, Rognoni dei Ds, Bianchi Clerici della Lega e lo stesso Urbani) e tre ex direttori di giornali di partito (Curzi di Liberazione, Malgieri del Secolo d’Italia, Rizzo Nervo di Europa).

Mai, nemmeno ai tempi di Craxi, Forlani e Andreotti, i partiti erano stati così spudorati nell’occupare la televisione pubblica (cioè, in teoria, nostra). All’epoca c’erano le foglie di fico degli “intellettuali di area”, e fra questi ogni tanto uno bravo c’era. Ora è caduta anche quella.

Il grande inciucione destra-sinistra ratifica la brutale occupazione militare della Rai in vista delle elezioni politiche, a garanzia di tutti: proprio nel momento in cui l’informazione dovrebbe essere più libera, per fare le pulci ai candidati dei vari schieramenti, i vari schieramenti blindano la televisione per mettersi al riparo da qualsiasi notizia vera e scomoda. Petruccioli, da questo punto di vista, è una garanzia.

Non solo per Berlusconi.Per tutti i partiti.

L’informazione vera e scomoda, quella alla Santoro, a lui non è mai piaciuta.
E nemmeno la satira alla Luttazzi. Le considera “faziose”, “militanti”, senza nemmeno conoscere il significato degli aggettivi. Le paragona agli obbrobri di Masotti.

Più che vigilare, in questi quattro anni di presidenza della Commissione, lui ha dormito.

Sotto il suo naso sono passati i più infami casi di censura che la tv italiana abbia mai conosciuto. Biagi, Santoro, Luttazzi, Freccero, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, Massimo Fini, Oliviero Beha, Paolo Hendel e tanti altri.
Lui dormiva. Qualche protesta formale, qualche dichiarazione moderatamente critica, qualche prudente raccomandazione, ma senza esagerare. Per non disturbare troppo.

Tre esempi fra i tanti.

Primo, 18 aprile 2002: diktat bulgaro del premier Silvio Berlusconi contro Biagi, Santoro e Luttazzi. La commissione di Dormienza convoca e riconvoca per tutta la primavera-estate il presidente Rai Baldassarre e il direttore generale Saccà, facendosi voluttuosamente prendere per i fondelli. Per Biagi e Santoro non c’è problema, nessuno intende epurarli, “sono un patrimonio della Rai”, resteranno come prima e più di prima. Petruccioli si beve tutto e attacca chi parla di epurazione: “Vedo con una certa sorpresa che si parla di licenziamento di Biagi. Invece Saccà ha espresso forte apprezzamento per Biagi…”. Naturalmente sono tutte balle. Quando Il Fatto e Sciuscià vengono chiusi, ci si attenderebbe un ammutinamento dei vigilantes. Nulla. Biagi licenziato, Santoro sparito, Petruccioli non pervenuto.

Secondo, settembre 2003: Rai2 ingaggia Massimo Fini per un programma notturno di costume, “Cyrano”. Ma poi lo epura prima ancora di cominciare. Il direttore padano Antonio Marano confida a Fini che “c’è un veto politico e aziendale su di lei”. Fini registra di nascosto il colloquio e porta la cassetta a Petruccioli. Il quale minaccia fuoco e fiamme. Poi però imbosca la cassetta, non la fa ascoltare agli altri commissari e convoca tutti i protagonisti. Marano nega di aver parlato di veto politico, accampa motivi artistici, insomma mente per la gola. Ma, senza registrazione, è la sua parola contro quella di Fini. Pilato Petruccioli stila la sentenza: “Non si può affermare ma neppure negare in modo perentorio che un veto nei confronti di Fini ci sia stato”.

Terzo, gennaio 2005: Paolo Hendel viene prima invitato e poi tenuto fuori dalla porta nel programma del sabato sera di Panariello. Il comico toscano minacciava di fare una battuta su Sandro Bondi, paragonandolo addirittura a Braccobaldo. Inaccettabile. L’artefice dell’ennesima censura è il direttore forzista di Rai1, Fabrizio Del Noce. Che se ne vanta pure: “La satira politica è vietata dalla linea editoriale della rete, è una tutela per la destra e per la sinistra”. Nemmeno Mussolini, Francisco Franco o Milosevic avevano osato dire una simile enormità. Il capo della presunta Vigilanza, stavolta, non dorme. Collabora direttamente con la censura. “Da quanto mi è stato detto – dichiara Petruccioli – lo stop a Hendel è partito dalla produzione.
Ma, prima di parlare di censura, devo leggere il testo dello sketch”. Se lo sketch gli piace, è censura. Se non gli piace, o non capisce le battute, non è censura. Decide lui. Del caso Hendel non si parlerà più.

Sarà un caso, ma fra i suoi migliori amici Petruccioli vanta Fedele Confalonieri (che è pure l’editore del figlio di sua moglie, Giangiacomo Mazzucchelli, giornalista al Tg5) e la numero tre di Mediaset, Gina Nieri. Guai però a chi lo scrive: quando il Manifesto e Curzio Maltese, due mesi fa, misero nero su bianco che Petruccioli era il candidato di Berlusconi e Confalonieri, il nostro tuonò e strepitò: “Chi dice che sono il candidato del premier mi espone ai colpi delle Br”. La verità gli fa male. Infatti, oltre al Foglio di Ferrara, al Riformatorio di Polito, a Fassino e a D’Alema, è stato proprio Confalonieri a spingere di più per la promozione di Petruccioli alla Rai. E, dal suo punto di vista, ha fatto bene. Per i berluscones, comandare in Rai come prima, più di prima e poter ripetere a ogni pie’ sospinto che la Rai è ricaduta nelle mani di un “comunista”, è l’ideale. Si ripete il giochino della “presidente di garanzia” Lucia Annunziata. Berlusconi imperversa e la sinistra gli regala una foglia di fico in cambio di qualche briciola.

I soliti sospettosi parlano di un “do ut des”, ma qui si vede soltanto il “do” (della sinistra a Berlusconi). Il “des” (di Berlusconi alla sinistra) non si conosce, anche se ciascuno può lavorare con l’immaginazione. Quel che è certo è che i telespettatori, che vorrebbero rivedere in tv Biagi, Santoro, Luttazzi, Grillo, Sabina Guzzanti, Paolo Hendel, Massimo Fini, Oliviero Beha, Carlo Freccero e tutti gli altri, non avranno né il “do” né il “des”. Una sola cosa possiamo chiedere a questi partitocrati che occupano abusivamente la Rai: non parlino mai più di conflitto d’interessi. La scena del senatore Petruccioli che va a Palazzo Grazioli col cappello in mano a rassicurare il capo del governo e di Mediaset per diventare presidente della Rai è la santificazione di tutti i conflitti d’interessi.

Gli interessi sono chiarissimi. Ma il conflitto dov’è?