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Piero Ricca in piazza, Berlusconi sul Duomo
(10:20)

Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato” da “Il Processo” di Franz Kafka.
Piero Ricca è un pregiudicato inconsapevole, nel senso che nessuno lo ha avvertito. Questo Stato è possibile solo grazie all’esistenza di cittadini inconsapevoli. Nell’inconsapevolezza generalizzata risiede il suo potere. Quando ti rubano i soldi dal conto corrente (con il “conto dormiente“), l’acqua, l’istruzione, l’informazione, il Parlamento, l’ambiente, e lo fanno sotto i tuoi occhi, che ti rimane? La reputazione, la fedina penale? Ebbene, puoi essere privato anche di queste solo per aver contestato un pregiudicato. Tu cittadino onesto, se non rimani in silenzio, diventi un delinquente a norma di legge.

Il pregiudicato inconsapevole, di Piero Ricca.

Pregiudicato. Prima o poi doveva capitare. Ma nella mia ingenuità mi prefiguravo che il momento del passaggio alla categoria ufficiale dei delinquenti avvenisse in modo più emozionante: dopo regolari gradi di giudizio, udienze estenuanti, un’altalena di deduzioni e controdeduzioni, prove, appelli, testimonianze, il timbro finale della Cassazione. Niente di tutto questo è avvenuto. Me l’ha comunicato il mio avvocato: in una casuale verifica del mio casellario giudiziario, ha scoperto che ho subito una condanna definitiva a 790 euro di multa, della quale non sapevo niente.
La notizia criminis. Un mio speech all’Università Statale di Milano, tenuto il 19 febbraio 2007, a margine di un convegno a porte chiuse, presenti il ministro dell’Interno dell’epoca Giuliano Amato e l’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni.
Il reato. Ero in compagnia di tre o quattro amici, ma il reato di riunione non autorizzata (la solita storia: violazione dell’articolo 18 del Testo Unico di pubblica sicurezza) è stato imputato solo a me.
I fatti. Io e i miei amici intendevamo partecipare al convegno riservandoci di interpellare Paolo Scaroni sulla condanna per corruzione patteggiata durante l’inchiesta Mani Pulite. Per evitare fuori-copione la polizia transennò i chiostri, impedì l’accesso al convegno a curiosi e studenti, ci piantonò a vista dietro le transenne. Spiegai le ragioni della nostra presenza a una piccola folla di passanti, altri amici diffusero dei volantini su Scaroni. Nel frattempo apparve il prof. Gianandrea Goisis e interloquimmo vivacemente anche con lui, chiedendogli conto dei suoi rapporti con la Banca Popolare di Lodi e con Giampiero Fiorani… Dalla questura (lo ricostruisco oggi) partì una denuncia alla procura della Repubblica di Milano per riunione non autorizzata. Una delle tante, che raramente hanno prodotto un esito giudiziario e MAI (fino a questo episodio) una condanna in giudizio.
La condanna… le carte passano al giudice di turno, il quale può firmare il decreto penale o rispedire il fascicolo all’ufficio del pubblico ministero. In questo caso ha firmato, condannandomi senza processo e senza nemmeno guardarmi in faccia a una multa di 790 euro.
L’opposizione al decreto. Che cosa accade dopo una condanna per decreto penale? Se l’imputato decide di pagare la multa (o comunque non intende difendersi in giudizio), tutto finisce lì e la condanna entra nel casellario. Se decide di difendersi in un regolare dibattimento, fa ricorso entro quindici giorni annullando di fatto la condanna. Per poter decidere, l’imputato deve però sapere di essere stato condannato per decreto penale.
La notifica. …posso affermare di non aver ricevuto direttamente alcuna notifica. Quando non trova nessuno a casa l’ufficiale giudiziario lascia un avviso scritto dicendo di ritirare la notifica presso gli uffici comunali. Ma anche di questo avviso non ho rinvenuto traccia alcuna. Chi mi garantisce che sia stato davvero lasciato nella buca delle lettere? E davvero una sentenza penale può essere affidata a un foglietto in una buca delle lettere?
La mancata impugnazione. Non avendo avuto notizia del decreto di condanna, ovviamente non ho potuto fare opposizione entro i canonici quindici giorni. Ecco il motivo per il quale la cosiddetta condanna è diventata definitiva. Se ne avessi avuto notizia, avrei fatto ricorso. Sarei andato più che volentieri a processo. E sarei stato con tutta probabilità assolto, per lo stesso motivo per il quale sono stato assolto lo scorso aprile da un’analoga accusa: non commette il reato di riunione non autorizzata chi non mette concretamente a rischio la sicurezza pubblica.
Finale. Quel che posso fare è chiedere di vedere il fascicolo, ormai archiviato. E verificare il modo in cui è, anzi sarebbe stata eseguita la notifica. Se riesco a dimostrare che la notifica non è stata eseguita correttamente, la condanna è annullata. Se per qualche cavillo (in Italia i cavilli non mancano mai) non riesco a dimostrarlo, la condanna è confermata. Il reato di riunione non autorizzata si conferma l’espediente di stampo fascista per tenere sotto scacco i dissidenti e per vendicarsi nei confronti di coloro che non stanno zitti: la Digos lo usa esattamente in questo modo.