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“La politica non è un pranzo di gala”, parola di Bertinotti. Lui se ne intende di cucina parlamentare. Gli studenti della Sapienza di Roma lo hanno contestato. Qualche cartello, qualche parolaccia. Lui se l’è presa un po’ a male. Anche perchè si è stropicciato il golfino di cachemire. Ma non doveva. Ha un buon posto di lavoro. Una grande carriera dietro alle spalle. E soprattutto in Università è riuscito a entrare e a uscire con le sue gambe. Una impresa non da poco in questi tempi. Si, perchè alcuni non potrebbero entrarci neppure con la scorta. Mi riferisco ai pregiudicatiparlamentari. Agli orfani del bottino di Bettino. Agli eredi della Cassa del Mezzogiorno. Agli sponsor della legge Biagi.
A tutti quelli, per dirla alla Bertinotti, che si occupano da sempre di bassa cucina. Quella maleodorante che, dopo un po’ che ne respiri gli odori, ti impregna e non la senti neppure più. Non si può pretendere che i ragazzi si tappino il naso. Perchè dovrebbero? Cosa hanno ancora da perdere? Il lavoro? La sicurezza sociale? L’ambiente?
E’ una generazione senza speranza che sta comprendendo che qualcuno le ha scaricato addosso la Grande Rapina del Paese. E che non gli ha lasciato neppure pochi spiccioli per pagare le rate.
Gli Stati Uniti si stanno ritirando dall’Iraq e l’Italia stanzia miliardi per andare in Afghanistan. Siamo sempre in leggera controtendenza.
Le strutture del Paese sono fatiscenti. Non ci sono soldi per la ricerca, per le imprese, per la scuola. Ma per fare i reggicoda di Bush (non degli americani…) i soldi ci sono sempre. In nome della stabilità politica. Quella dei settantenni al potere. Delle pantere bianche con la dentiera. La politica non è un pranzo di gala, non ci sono camerieri con i guanti bianchi. E qui Fausto ha ragione. Usano solo guanti di lattice per non lasciare impronte digitali.

Scarica "La Settimana" N°12-vol2
del 26 Marzo 2007