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Questo quarto post sulla morte dei giornali sarà inserito nello studio “Press obituary” di prossima pubblicazione su questo blog. La fine dei giornali è una delle cose più prevedibili del nostro futuro, gli unici che non lo sanno ancora sono i giornalisti. Si tratta solo di stabilire la data del decesso che da Stato a Stato varia tra i 5 e i 10 anni. CI sono oggi tre modalità prevalenti per affrontare il mercato: carta, carta/digitale e solo digitale (“pure player”). I pure player vivono prevalentemente di pubblicità e di abbonamenti digitali. La logica sottostante dei costi è però quella dei giornali di carta con redazioni dai costi insostenibili on line e con un utilizzo parziale o addirittura scadente dei social e delle piattaforme digitali. Il risultato in Italia è che i pure player sono pura perdita. Di seguito i dati tratti da Datamediahub per risultato economico 2013:

Linkiesta: -1.500.000
The Huffington Post: -847.000
Lettera43: -621.000
Il Post: -486.000
Blitz Quotidiano: -118.000

Una conseguenza di queste perdite potrà essere da parte degli investitori una chiusura il più possibile anticipata dei pure player in mancanza di ritorni economici nel breve periodo, come in effetti sta già succedendo.

Post precedenti:

Press obituary/1 Pubblicità
Press obituary/2 Estinzione
Press obituary/3 Iceberg Italia