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Ieri, in una bella giornata di ottobre, 4.300.000 italiani hanno pagato per votare il loro candidato dell’Unione.
E’ un risultato straordinario. Un piccolo esempio di democrazia diretta, certo parziale, con molte contraddizioni.
Ma è un passo avanti.

Esattamente il contrario della legge truffa (che, lo ricordo, ha annullato una decisione presa da noi con il referendum del 1993) che annulla la scelta diretta del candidato delegandola ai partiti.
Per costringere un italiano a pagare, a fare la fila per votare e a non andare in gita bisogna portarlo all’esasperazione.
Il voto non è stato per l’Ulivo, ma contro il Polo.
Un anticipo del plebiscito che manderà a casa il governo alle prossime politiche.

Io provo una sensazione di sfinimento, non vedo l’ora che finisca questa legislatura, conto i giorni, quasi come a militare.
Lo sanno di aver perso e continuano a pensare, ad arrovellarsi su come uscirne. A fare trucchi. A pensarle tutte.
Credo che dopo le elezioni verremo a conoscenza di cose che voi umani non avete ancora visto….

Questo periodo mi ricorda la Repubblica di Salò, con Mussolini che scriveva leggi, dava ordini, emanava decreti. Una persona ormai estranea al Paese reale.
Questi dipendenti della maggioranza sembrano gli interpreti del racconto di Poe: “La maschera della morte rossa”, nel quale il principe Prospero e la sua corte si rifugiano in un castello per sfuggire a una pestilenza che semina la morte nel Paese.
Arroganti, irridenti, sicuri di sé. Isolati.

Se ogni sera ci fosse una trasmissione come Report di ieri in 15 giorni andrebbero tutti a casa.