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Di Dalila Nesci – Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un imbarbarimento del discorso economico e politico sull’Europa. Se da un lato l’integrazione europea è fondamentale e va salvaguardata, possiamo affermare che “condividere la stessa valuta, non deve essere confuso con il progetto europeo” (Stiglitz) Infatti sarebbe un errore grossolano confondere il mezzo con il fine.

L’euro ha senso se diviene il mezzo per raggiungere più prosperità e più solidarietà fra i popoli europei. Se questo non avviene, è il mezzo che va riformato ed eventualmente ripensato, non di certo il fine. Infatti in questo mondo, ormai decisamente al limite, dominato esclusivamente dal denaro, semplici domande sul senso delle cose risultano rivoluzionarie. Per non parlare del senso della vita: “Quello che un tempo i filosofi chiamavano vita si è ridotta alla sfera del privato e poi del puro e semplice consumo, che non è più se non un’appendice del processo materiale della produzione, senza autonomia e senza sostanza propria […]. Ma il rapporto tra vita e produzione, che abbassa la prima -nella realtà- ad una manifestazione effimera della seconda, è perfettamente assurdo. Mezzo e fine sono invertiti” (Adorno, Minima Moralia).

Sono passati 61 anni dalla firma del Trattato di Roma, che istituì la Comunità Economica Europea, ma rimane ancora aperta la domanda sul concreto senso e sulla reale direzione dell’identità europea. Dare forza e senso al percorso che può unire i popoli europei rimane secondo me obiettivo cruciale della nostra politica, soprattutto per il destino dell’Italia. Urge contribuire fattivamente al dibattito profondo sull’unità e l’identità europea: i cittadini europei non si sono ancora persuasi della bontà del progetto europeo perché non sono stati lealmente e sufficientemente coinvolti in questi anni.

Vogliamo dunque tutti tornare a pensare in grande, ad elaborare un pensiero critico costruttivo verso il grande sogno di un’Europa unita nelle difficoltà così come nella bellezza del confronto fra culture differenti. I tifosi di un’improbabile ideologia europeista staccata dal mondo reale e dalle esigenze planetarie dell’umano, hanno danneggiato l’Unione Europea ed i presupposti nobili sulla quale è nata. La Terza Repubblica potrebbe essere la fase storico-politica più foriera di opportunità: su tutte avere la capacità di aggregare quelle intelligenze e quelle forze in campo che abbiano la volontà di superare le disumanità del neoliberismo imperante, per una discussione pacifica di elaborazione di un pensiero gioioso, creativo e fattivo che dia nuova linfa all’Unione Europea. Ne parleremo il 25 giugno presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari alla Camera dei Deputati per il decimo appuntamento di «Parole Guerriere Seminari Rivoluzionari»:

«Sovranità, Italia, Europa: quale Unione?» con me, Andrea Cioffi, Alberto Bagnai, Marco Guzzi e Roberto Fico.

Vai qui per approfondire:www.paroleguerriere.info