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Vignetta di: Vilfred Moneta

L’arresto di Bernardo Provenzano (detto “U tratturi” per la spietata ferocia con cui massacrava tutti suoi avversari) è un fatto di straordinaria importanza. Un successo per la Polizia di Stato e per i magistrati della Procura di Palermo. Quarantadue anni di latitanza sono comunque tanti. Troppi. E toni più misurati nel celebrare l’evento a volte non guasterebbero. Ma il fatto resta memorabile. Anche se qualcuno insinua che Provenzano si sia lasciato arrestare, la realtà è che “U tratturi” sta ora in carcere.

Piuttosto c’è da riflettere sull’immagine che forse lo stesso Provenzano, col suo arresto, vuole offrire di sé. E sugli scopi che vuol raggiungere. E sul momento in cui è avvenuto l’arresto, il giorno dopo le elezioni vinte dal centro sinistra. Coincidenza insondabile…

Campagna desolata. Pastorizia. Una costruzione mezzo diroccata. Una mano che spunta e afferra una bottiglia di latte, come neanche i più incalliti misantropi. Un rifugio che schiferebbero gli extracomunitari più sfigati. Ambiente squallido. Puzza di rancido e di formaggio andato a male. Pagliericci. Sacchi a pelo unti e bisunti. Pizzini. Pitali. Macchine per scrivere antidiluviane. Carta carbone nell’era dei computer. Prostata. Pannoloni contro l’incontinenza. Banconote nascoste nel pannolone. Cicoria. Vangeli annotati, che per un assassino non sono niente male.

Uno scenario di assoluto squallore, tutto meschinità e sciatteria. Quale “galantuomo” (quale politico, quale amministratore pubblico, quale imprenditore, quale commercialista, quale medico, quale funzionario pubblico……), chi mai potrebbe avere rapporti d’interesse o di scambio, chi mai potrebbe stipulare un qualche patto, stringere un accordo, fare affari con “U tratturi”?
Nessuno!

Dunque, chi blatera di “relazioni esterne”, chi sostiene che il punto di forza della mafia sono le complicità e le coperture di cui essa gode ad opera di personaggi insospettabili, ma autorevoli, dislocati un po’ dovunque, si rassegni: tutte balle. Assolutamente improponibili. Basta vedere com’era ridotto Provenzano per convincersi. E chi non si convince è pazzo. Oppure il solito irriducibile comunista.

“U tratturi” potrebbe aver reso, con un’abile sceneggiata, un ulteriore servizio a chi di servizi – in questi anni – è assai probabile che gliene abbia fatti non pochi. E il cerchio si chiude: se il boss dei boss si rende impresentabile in società, ostinarsi a considerare una grave, imperdonabile colpa frequentare mafiosi, chiedere e offrire loro favori, discutere con loro di soldi, voti e delitti, equivale a prendersela con dei fantasmi, prodotti da una fantasia malata. Ma quel che è frutto di fantasia malata non può essere considerato illecito, né sotto il profilo giudiziario, né sul piano politico. Allora, le “relazioni esterne” con la mafia possono tranquillamente continuare, come metodo di azione politica. Senza scandalo. Per il passato, il presente ed il futuro. Anche quando si tratti di politici di primo piano. Siciliani o nazionali.

Senza un buon marketing ormai non si può più prendere sul serio nessuno: neppure la mafia.