Condividi

foto di G. C. Grandi

Lo sport più praticato di questo inizio estate dai fantasmi della Seconda Repubblica è la ricerca della pagliuzza nell’occhio del MoVimento 5 Stelle e di chi ne fa parte. Un’attività frenetica che non si ferma di fronte al ridicolo. Chi la esegue con metodo, da esperto fangaiolo, ha di solito una trave nel culo. Il numero dei praticanti di regime è così smisurato che è impossibile rettificare su tutti i siti e blog, denunciare ogni travista, querelare qualunque mentitore professionale che si fa chiamare “politico” o “giornalista“. Per non farsi travolgere è obbligatorio darsi delle priorità e portarne in tribunale solo alcuni per educarne molti. Ed è quello che faranno i miei avvocati. Prima il processo penale, poi quello civile. Conviene. Gli togli un quinto dello stipendio, le proprietà se ne hanno, e doni tutto in beneficenza. I travaioli sanno di mentire e quindi usano spesso il condizionale. Grillo avrebbe uno yacht, Grillo e Casaleggio lasciano solo Pizzarotti – dicono chepare che – (Fatto Quotidiano), Grillo fa pubblicità a Forza Nuova (Corriere della Sera), Grillo sarebbe un massone, i consiglieri regionali del M5S si intascano i soldi, Grillo ha preso i rimborsi elettorali (Panorama). Tutto falso. Non fanno mai una verifica perchè non gli interessa. Il loro obiettivo non è informare. I travaioli, oltre a inventare le notizie dal nulla, hanno anche il compito di amplificare le non notizie, come la messa in piega di mia moglie o un bagno su una spiaggia di Porto Cervo. E’ come stare sotto un bombardamento dove dal cielo piove merda. Invece di scrivere, cagano. Le opinioni, le illazioni al posto dei fatti.
L’Italia sta affrontando la più grave crisi del dopoguerra e i giornali cullano i loro padroni, sempre più simili a fantasmi, e le loro ambizioni di “formare l’opinione pubblica“, di condizionare il voto elettorale, con l’illusione che i cittadini non possano ormai informarsi attraverso la Rete. La Rete… il padrone di Grillo, come direbbe quel pover’uomo di Bersani.

Ps: Io non ho proposto l’uscita dall’Euro come vorrebbe Scalfari, che incassa la pensione da ex parlamentare, ma un’analisi di costi e benefici reali dettagliata prima di proseguire su una strada che dei premi Nobel, non un miserabile demagogo come il sottoscritto, ritengono insensata. La mia idea di democrazia, comunque, è che una decisione così importante come l’ingresso nell’euro andasse a suo tempi sottoposta a referendum, non decisa sopra le teste degli italiani.