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44,2%: nuovo record di disoccupazione giovanile, la cui serie storica inizia nel 1977. Forse per scendere così in basso ai livelli in cui questo governo ha trascinato l’Italia bisognerebbe risalire all’immediato dopoguerra. Un Paese in macerie sciacallato dai partiti.

“Solo qualche mese fa, quando il mondo del lavoro dava timidissimi segnali di ripresa, il Governo e l’intero Pd sbandieravano su tutti i canali televisivi il trionfo del Jobs Act e degli 80 euro. Il M5S veniva invece deriso, solo perché si permetteva di far notare che in tutta Europa si stava verificando una fortunata congiuntura economica, di natura temporanea: prezzo del petrolio in costante calo, svalutazione dell’euro e repressione del costo del debito grazie al Quantitative Easing di Draghi.
Ma il tempo è galantuomo, e l’analisi rigorosa prevale sempre sulla chiacchera propagandistica. L’Istat certifica che il mondo del lavoro, lungi dall’essere uscito dalla spirale, è ancora in crisi nera.

VIDEO L’ammissione shock in diretta TV

A giugno 2015 si sono registrati infatti 22 mila occupati in meno rispetto a maggio (-0,1%), che aveva già segnato un calo su aprile (-0,3%). Il confronto congiunturale, ovvero giugno 2015-giugno 2014, mostra un calo anche più netto (40 mila occupati in meno e -0,2%).
In parallelo torna a salire il numero dei disoccupati, che segna +55 mila a giugno rispetto a maggio (+1,7%) e +85 mila rispetto al giugno 2014 (+2,7%).
Il tasso di occupazione si attesta così al 55,8%, in calo dello 0,1% sul mese precedente, mentre rimane invariato rispetto al giugno scorso. Il tasso di disoccupazione sale invece sia nei confronti di maggio che del giugno precedente (+0,2% e +0,3%) e ad oggi è risalito al 12,7%.
Il Governo si è impegnato in questi mesi a confondere le idee. Prima si è attaccato alla congiuntura internazionale per vantare meriti che non aveva, poi ha glorificato il Jobs Act attraverso i numeri delle nuove assunzioni, senza ricordare che queste assunzioni erano quasi tutte riconversioni di contratti a tempo determinato in contratti a tutele crescenti.
Una volta smascherato dal M5S e dai numeri reali, il Governo ha giocato sulla difensiva, sostenendo che l’aumento dei contratti a tempo indeterminato era comunque una buona notizia. Peccato che il contratto a tutele crescenti sia tutto meno che un contratto di lavoro stabile. Fino al terzo anno di lavoro la protezione del lavoratore dal licenziamento è ridicola, ed è logico attendersi fra un paio d’anni una gigantesca operazione “usa e getta” da parte dei datori di lavoro.
Da qualsiasi lato lo si guardi, quindi, il mondo del lavoro in Italia è gravemente malato. Il Governo Renzi in più di un anno di Governo non ha fatto altro che prendere tempo e peggiorare la situazione, ritirandosi davanti alle uniche due battaglie politiche sensate in un contesto di disoccupazione di massa: la battaglia per l’intervento nell’economia attraverso gli investimenti pubblici (alla faccia dei folli vincoli europei e dell’euro) e quella per il reddito di cittadinanza. Il lavoro non si crea con la precarietà, ma con gli investimenti e il sostegno economico ai più deboli.
Il M5S è stanco di avere ragione dai banchi dell’opposizione. È venuto il momento di riprenderci il Paese e invertire la rotta.” M5S Parlamento