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“Non ho mai scritto su questa buffonata che è stato l’incontro di Rimini, ma c’ero. C’ero perchè non parlo mai per sentito dire, e volevo capire di cosa si trattava, come del resto molti degli attivisti del M5S presenti, sulla quale buona fede posso mettere tranquillamente la mano sul fuoco. Ora posso parlare, contestando nel metodo e nel merito quello che è stato fatto. NEL MERITO: c’erano circa 150 persone (non 200), provenienti per la stragrande maggioranza dai comuni intorno a Rimini. Alcuni (50 persone in tutto) sono arrivati dal resto dell’ Emilia Romagna, dal Veneto, dalla Lombardia, dalla Toscana, dalla Puglia, dal Lazio e dal Trentino. Questo vuol dire che questa iniziativa e’ stata fatta CONTRO il volere della stragrande maggioranza degli iscritti e degli attivisti del M5S. Se veramente fosse dovuta essere una iniziativa democratica, gli organizzatori avrebbero dovuto prendere atto che alla maggioranza del M5S NON interessava un incontro nazionale (per lo meno NON alle loro condizioni) e NON FARNE NIENTE. Questo sarebbe stato un comportamento rispettoso nei confronti del M5S. NEL METODO: Il “world cafè” (metodo utilizzato per organizzare le discussioni) è una PRESA PER IL CULO. Serve per dare l’impressione che tutti contino qualcosa e che tutti possano proporre e decidere, ma invece nei fatti nessuno può decidere niente e nessuno può conoscere nemmeno le cose sulle quali gli viene proposto di esprimersi. Dettagliatamente: i partecipanti erano divisi in circa una quindicina di tavoli, dove a ogni tavolo si parlava di un argomento diverso. Questo vuol dire che i partecipanti ad un tavolo erano molto sommariamente informati solo di quello di cui si parlava a quel tavolo, senza avere la minima possibilità di partecipare alla formazione delle altre proposte. Oltretutto data la pessima acustica e all’ancor più pessima organizzazione logistica, spesso non era nemmeno possibile, specialmente nei tavoli dove c’erano molte persone, sentirsi fra vari partecipanti ALLO STESSO TAVOLO. In definitiva da ogni tavolo veniva una “proposta” fatta da gente NON INFORMATA. Il metodo usato serviva solo per SIMULARE una parvenza di “democrazia” e per dare un contentino ai partecipanti, dandogli l’illusione che il motto “uno vale uno” si esplicasse in quel modo, ma con il vero intento di mettere in vetrina gli interessi personali di alcuni individui che penso di aver identificato, in particolare di due soggetti: uno era quello che parlava al microfono tutto il tempo che dirigeva la giornata. L’altro era quel signore anziano con i capelli a spazzola tinti, la giacchetta grigia e il fiocchino, che non faceva altro che aggirarsi tutto il tempo fra i tavoli come per “mantenere il controllo” della situazione.” Luca

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