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Napolitano e la Consulta
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Un giudice costituzionale invita a casa sua l’imputato che vuole farla franca. Sono vecchi amici. Il giudice si chiama Mazzella. L’imputato, il corruttore di David Mills, si chiama Berlusconi. Il giudice ha una lunga frequentazione con lo psiconano. E’ stato ministro della Funzione Pubblica in un suo governo. Mazzella e Berlusconi sono serviti a tavola da “una domestica fidata“. Alla tavolata del ristorante Mazzella sono presenti Berlusconi, che trae vantaggio dal Lodo Alfano, i giudici Mazzella e Napolitano, che devono giudicare la costituzionalità del Lodo Alfano, Angelino Alfano, il ministro della Giustizia che ha scritto il lodo Alfano, Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e Vizzini, presidente della Commissione Affari Costituzionali. Hanno trascorso la serata “conversando tutti assieme in tranquilla amicizia“. Hanno parlato di tutto, ma non del Lodo Alfano.
Elio Vito, ministro per i Rapporti con il Parlamento, è stato esplicito: “Non si è parlato di Lodo Alfano“. Lui non era presente, ma è stato di certo informato dalla “domestica fidata“. Il ristorante Mazzella è sempre aperto per l’imputato Berlusconi. Mazzella è un giudice liberale, gli imputati vuole vederli in privato, in un contesto conviviale. Infatti ha scritto a Silvio “ti inviterò ancora a cena… non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l’ultima“.
Alla cena non era presente Morfeo Napolitano. Non l’hanno invitato e non l’ha presa molto bene. Si è rifugiato in uno sdegnoso silenzio, preferisce non commentare le parole di Mazzella che tira in ballo l’intera Consulta: “Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei farne un elenco chilometrico“. Mazzella, lo faccia questo elenco. Vorrei sapere quanti sono i ristoranti privati dei giudici costituzionali e di cosa si discute tra le alte cariche dello Stato, magari prima di una sentenza. Al ristorante Mazzella si è consumata l’ultima cena della democrazia. Se i cittadini perdono fiducia anche nella Corte Costituzionale, dopo c’è solo l’abisso.