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Il terremoto è un business. C’è chi muore, ma c’è anche chi brinda nel cuore della notte. La Calabria e la Sicilia stanno franando. Immaginate le risate.
Samanta Di Persio autrice del libro “Ju Tarramutu” domenica era una della 300 persone che hanno forzato l’area off limits dell’Aquila: “Di ricostruzione non se ne parla. Non esiste nessun piano sul rifacimento del centro storico. Forse, da quanto emerge dalle intercettazioni uscite in questi giorni, era una torta da spartire nel futuro. Ciò che fa male è l’indifferenza di certa gente di fronte a una catastrofe dove ci sono dei morti. La manifestazione è nata per sottolineare che mentre ridevano c’era gente che moriva. Ma l’intenzione era anche di rientrare nella città, riappropriarci delle nostre piazze, visto che è ormai chiaro che non c’è nessuna intenzione da parte delle autorità di riaprirla. Non è vero che L’Aquila è stata ricostruita. Abbiamo avuto soltanto nuove costruzioni, ma solo oggi forse capiamo qual era il disegno. Noi abbiamo subìto la militarizzazione della città, la sospensione dei diritti costituzionali. Non era possibile fare cose normali: indire un’assemblea, fare volantinaggio, bere il caffè insieme. Semplicemente perché erano vietati gli assembramenti. Forse per evitare che le gente parlasse. E capisse.. Sembra quasi che si stesse aspettando la tragedia, proprio perché poi nelle tragedie c’è sempre qualcuno che specula. Le imprese aquilane non hanno potuto partecipare alle gare per il progetto case per via dei tempi troppo ristretti. Sono state gare false”. (da Sky)