Condividi

di Valentina Petricciuolo – Il reddito di base universale è un argomento al momento dibattuto negli Stati Uniti così come in Europa. Economisti, sociologi e semplici appassionati discutono dei pro e dei contro, della fattibilità economica o meno di questa idea che risale a tempi ben più lontani. Da Tommaso Moro con la sua Utopia del 1516 a economisti e filosofi di destra e di sinistra: i fondatori del pensiero neoliberale Friedrich Hayek e Milton Friedman, per citarne un paio. Ma anche Thomas Paine, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti D’America, John Stuart Mill, George Bernard Shaw, John Kenneth Galbraith, Martin Luther King e Bertrand Russell.

L’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 la prevede e la auspica. Ma questa non è una disquisizione filosofica o economica, bensì un esempio pratico, una storia vera o, come si direbbe in gergo aziendalistico, un “case study”.

La storia è quella di Scott Santens, un quarantenne americano di New Orleans che, quattro anni fa, ha abbracciato la causa del basic universal income – reddito di base universale – e ha deciso di sperimentare su sè stesso cosa vuol dire avere a disposizione mille dollari al mese. Incondizionatamente e senza alcun tipo di vincolo come, ad esempio, l’essere disoccupati o poveri.

Il suo obiettivo era quello di raccogliere una somma che gli permettesse di coprire le spese necessarie alla sopravvivenza: affitto, bollette, cibo. Il minimo indispensabile – 1000 dollari, appunto – individuato sulla base della cifra riconosciuta ufficialmente quale soglia per trovarsi giusto al di sopra della povertà.

Così, nel 2014, Scott ha lanciato la sua campagna per il reddito di base sulla piattaforma di crowdfunding PATREON, guadagnandosi un seguito di piccoli mecenati che gli donano cifre che vanno da 1 a 50 dollari al mese. 6 sono i patrocinatori che ne elargiscono 50 dollari, 144 si limitano a donare 1 dollaro, 27 coloro che hanno optato per una cifra pari a 10 dollari. Complessivamente, l’obiettivo dei 1000 dollari al mese è stato abbondantemente superato.

Tutto quello che avanza, Scott ha deciso di donarlo alla comunità di attivisti del reddito di base presenti con una loro pagina su Patreon e che, come lui, hanno l’obiettivo di diffondere il messaggio negli USA e nel mondo.

Ma cosa ha spinto Santens ad abbracciare “la causa” e farsene portavoce?

Come lui stesso ha scritto per la popolare rivista americana VOX, già suo nonno prima, e suo padre poi (il primo grazie ad una eredità lasciatagli a sua volta dal padre e il secondo grazie al sistema assistenziale USA che garantiva un pensionamento molto anticipato agli ufficiali congedati), hanno usufruito di questo “diritto” e ne hanno tratto vantaggio.

Hanno vissuto entrambi una vita dignitosa e libera da costrizioni e ricatti senza smettere di lavorare. Hanno potuto fare ciò che gli interessava e gli era congeniale, senza bisogno di doversi sottomettere a capi invadenti o a farsi piacere lavori alienanti in un sistema che, da ormai molti anni, e non solo per colpa dell’automazione, vede il lavoro retribuito essere, troppo spesso, una “messinscena” o una “scusa” per dare, appunto, un reddito a qualcuno e far girare l’economia.

Così, grazie all’esempio dei suoi parenti, Santens ha deciso di costruirselo da solo il suo reddito di base.

Grazie al crowdfunding e al successo della sua campagna, Santens può considerare di “avercela fatta” e può raccontare come ci si sente quando si hanno a disposizione quei mille dollari che permettono di non dipendere da nessuno.

Quello che ha imparato, e che di più lo ha colpito nel suo “percorso sulla via di Damasco”, è stata la sensazione di sicurezza che questo denaro gli ha garantito e gli garantisce tutt’ora. Una sensazione che ha un valore ben al di sopra di quello puramente monetario e che – come per il nonno e per il padre – gli ha permesso di fare, nella vita, ciò che davvero gli piace, lo entusiasma e gli fornisce, come si dice, “uno scopo che va oltre sè stesso”.

Scott era un freelance e lavorava a vari progetti di web design. Era un “precario”.

“All’epoca lavoravo come libero professionista. Parte del mio interesse per il reddito di base era la consapevolezza che tutti gli altri lavori che facevo rappresentavano ormai solo un impedimento al lavoro che volevo fare. Finché passavo il tempo a gestire i siti web o gli account dei social media, o scrivere di qualsiasi altra cosa per chiunque altro, ciò era un ostacolo a un lavoro molto più importante: promuovere l’adozione del reddito di base.”

Reddito di base che può rappresentare, ad esempio, una forma di assicurazione:

“…il reddito di base universale può anche essere considerato un’assicurazione universale. È sempre a disposizione. Non c’è nessuno che ti deve dire se verrai rimborsato o no e se soddisfi tutti i requisiti. È incondizionato e questa mancanza di condizioni lo rende l’unico tipo di assicurazione che copre tutti, universalmente, sempre.”

Ma l’aspetto più importante che Scott Santens evidenzia è quello del lavoro e di come viene vissuto da chi lo riceve:

“Forse l’effetto più rivoluzionario del reddito di base che ho sperimentato personalmente è il potere che mi dà quando devo chiedere una giusta ricompensa per il lavoro che faccio.

…E’ il potere di rifiutare di lavorare in cambio di salari troppo bassi, o sottomettersi a condizioni e termini inaccettabili, che si tratti di condizioni di lavoro, di ore, di benefici, ecc. Per i liberi professionisti come me, significa chiedere un giusto compenso e poter scegliere di lavorare gratis su tutto ciò che considero importante.

Il reddito di base è molto più di un semplice strumento per aumentare la libertà e ridurre sia la povertà che la disuguaglianza. È molto più di un modo per ridurre le dimensioni del governo, o per aumentare l’imprenditorialità o far nascere – e crescere – nuovi Einstein, o di valutare tutto il lavoro non retribuito, di migliorare i risultati della spesa sanitaria, di ridurre il tasso di criminalità o trasformare la disoccupazione tecnologica da una catastrofe sociale a un obiettivo auspicabile. Certo, è tutto questo, ma è anche di più. C’è qualcosa di più fondamentale che caratterizza il reddito di base.

Se immaginiamo la civiltà umana come un grattacielo che abbiamo costruito insieme da migliaia di anni, allora il reddito di base incondizionato rappresenta le sue fondamenta, quelle che abbiamo trascurato di metterci sotto. Per vivere dignitosamente ci vuole un livello minimo di sicurezza. Una quantità minima di cibo e un riparo. Abbiamo bisogno di accesso alla conoscenza. Il nostro è un sistema in cui il denaro fornisce questo accesso, eppure al nostro sistema manca la componente cruciale per realizzare tutto ciò – una dotazione di denaro minima per tutti.”

L’idea di garantire a tutti un reddito di base sta diventando negli USA “mainstream”. Tutti ne parlano e ci sono esperimenti in corso fatti da personaggi molto in vista. Elon Musk e Peter Thiel lo sostengono. Così come anche Bill Gates ha affermato che ci vuole una “tassa sui robot” che pareggi i conti con la perdita dei posti di lavoro causati dall’ automazione. Uno dei candidati alle elezioni presidenziali del 2020, Andrew Yang, ne ha fatto l’oggetto principale del suo “contratto di governo”.

Numerosi esperimenti vengono portati avanti anche nel resto del mondo: Paesi Bassi, Finlandia, Kenya, India, Canada. L’associazione che raggruppa gli attivisti del reddito universale nel mondo, la Basic Income Earth Network, ha recentemente pubblicato un articolo in cui ne dà una panoramica.

Sono esperimenti che servono a gettare le basi e a far capire alla gente comune, e non solo agli accademici che discutono di teorie, statistiche e dati – che pure sono fondamentali –, quello che un reddito di base universale potrebbe rappresentare per tutti.

 

L’AUTORE

Valentina Petricciuolo  – Laurea in Economia, specializzazione in commercio internazionale e promozione delle imprese italiane all’estero. Responsabile dello sviluppo e supporto delle aziende australiane in Italia presso il Consolato Generale di Milano. Trade Relations Officer per UK Trade and Investment presso l’Ambasciata Britannica a Roma. Crowdfunder e micro Business Angel attiva sulle piattaforme europee e statunitensi. Attualmente funzionario dell’Istituto per il Commercio Estero (Agenzia ICE) di Roma e responsabile, dal 2005 al 2010, del Desk Attrazione Investimenti esteri della sede di New York. Master in trasferimento tecnologico e open innovation del Politecnico di Milano (2014) e membro dal 2014 al 2017 del panel europeo dei valutatori di progetti Proof of Concept per la valorizzazione della ricerca scientifica dello European Research Council. Autrice del blog La Curiosità è la Bussola su innovazione, imprenditorialità, valorizzazione della ricerca scientifica, crowdfunding, nuove dinamiche del lavoro, reddito di base universale, crescita personale e libertà finanziaria, blockchain e criptovalute. http://valentinapetricciuolo.it