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“Forse qualcuno si ricorderà di come sia cominciata la protesta in Siria, nella cittadina di Daraa, al confine tra Siria e Giordania. Lo scrivemmo tra i primi. Grazie a un uomo d’affari intervistato da un quotidiano turco a Istanbul (Hurriyet, ndr), sappiamo come è crollato il muro della paura che per quarant’anni ha protetto il regime degli Assad. Il racconto svela che dopo la decisione di arrestare una decina di bambini tra i 9 e i 10 anni per aver fatto riferimento durante la ricreazione (scrivendo su un muro o canticchiando) allo slogan delle rivolte arabe “Il popolo vuole la caduta del regime”, i bambini sono stati arrestati dai servizi di sicurezza del regime. A differenza di quanto riportammo, non furono trasferiti a Damasco, ma internati nel carcere locale, sotto il controllo dei servizi di sicurezza del regime.Così, conferma l’interlocutore siriano al quotidiano turco, cominciò la sommossa a Daraa, per chiedere il rilascio di questi bambini. Pochi giorni dopo ci fu l’assalto a una struttura “degli apparati di sicurezza”. Durante quell’assalto i bambini furono liberati e quando li riportarono a casa i genitori scoprirono che erano stati orrendamente seviziati: gli uomini della sicurezza avevano strappato le unghie di tutte le dita delle mani a tutti, e alcuni li avevano violentati. Dopo quella scoperta Daraa e successivamente tutta la Siria sono insorte. Il link al quotidiano che ha pubblicato questo agghiacciante, credibilissimo racconto. Da “Il mondo di Annibale” di Riccardo Cristiano”. Segnalazione di ippolita zecca, genova

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