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Un contribuente può aspettare fino a 24 anni prima di essere rimborsato dal Fisco. Per riavere i nostri soldi il tempo di attesa è, in media, di 11,3 anni. Secondo contribuenti.it, lo Stato ha in cassa 26 miliardi di euro che dovrebbe restituire ai cittadini. E negli ultimi tre anni questo debito è quasi raddoppiato.
Insomma, chi paga le tasse, se paga in eccesso, è cornuto e mazziato. Il rimborso lo avranno i suoi eredi. Chi non paga non ha questi problemi, al primo condono che passa si mette in regola. La lotta all’evasione annunciata da questo Governo è cosa buona e giusta, ma per renderla credibile bisogna PRIMA che si occupi di chi ha pagato di più e restituisca i soldi. Altrimenti la prossima volta potrebbe insospettirsi e trasformarsi in evasore.
Ma perchè il contribuente non può dedurre il suo credito alla prima dichiarazione. E’ così difficile? Se dovesse sbagliare, il Fisco potrà sempre controllare e rivalersi. Ad agosto l’indice di fiducia dei contribuenti italiani è crollato ed è aumentata dell’8,45% l’evasione fiscale. E’ un risultato ovvio con gli onesti bastonati e i disonesti condonati ed indultati.
Il cittadino che sbaglia la dichiarazione dei redditi è minacciato di espropri, denunce, sovrattasse, multe. Se non paga lo Stato, invece, va tutto bene. Per reciprocità propongo che lo Stato corrisponda il 30% in più della somma dovuta per ogni anno di ritardo.
Quando una società o una persona non onora un debito posso citarla in giudizio. Perchè non citare lo Stato? Se poi non fosse in grado di pagare, l’ufficiale giudiziario potrà mettere all’incanto i mobili e i quadri dei ministeri e provvedere al licenziamento di qualche migliaio di dipendenti statali. A partire da quelli che si occupano dei rimborsi fiscali.

Ps: Indovinate quanti sono i dipendenti del ministero dell’Economia.