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Gli Stati sono sempre più simili a società per azioni. Gli Stati SpA possono fallire come una qualunque azienda e dichiarare bancarotta. Foreign Policy e The Fund for Peace hanno rilasciato l’Indice 2008 degli Stati falliti. Quando uno Stato cessa di esistere? “Quando il governo nazionale perde il controllo di parte o di tutto il suo territorio e non è più in grado di assicurare la sicurezza personale dei suoi cittadini. Quando i governi perdono il monopolio del potere e delle leggi e l’ordine inizia a disintegrarsi. Quando non riescono più a garantire servizi essenziali come l’educazione, la salute e il cibo perdono la loro legittimazione”.(*)
Il fallimento è accompagnato all’inizio dall’aumento dell’inflazione e dal deterioramento di tutte le infrastrutture e in seguto da guerre civili, terrorismo, prevalere della criminalità organizzata.
La valutazione sulla salute degli Stati è fatta con 12 variabili, tra queste l’economia, i diritti umani, i servizi pubblici, la pressione demografica, il numero di rifugiati. Chi supera i 100 punti cessa in sostanza di esistere. Negli ultimi quattro anni, da quando è calcolato l’indice, gli Stati falliti sono passati da 7 a 13. E gli aspiranti new entry falliti, con un punteggio tra 90,1 e 99,3, sono diventati 22.
Se uno Stato fallisce crea instabilità globale. La criminalità lo utilizza per i traffici di droga, come in Afghanistan, primo al mondo per la produzione di eroina. Ospita gruppi terroristici, il primo è l’Iraq. Le guerre civili superano i confini nazionali, come è avvenuto per il Ruanda. L’ambiente viene devastato, succede ad Haiti, in Somalia. Le malattie epidemiche si diffondono.
Un tempo, gli Stati imperialisti erano la minaccia più importante per la pace. Oggi è l’epidemia del fallimento degli Stati. Quanti devono fallire perché scompaia la civiltà come la conosciamo?
I primi dieci ex Stati, nell’ordine, sono: Somalia, Sudan, Zimbabwe, Ciad, Iraq, Repubblica Democratica del Congo, Afghanistan, Costa d’Avorio, Pakistan, Repubblica Centroafricana.
Finalmente una buona notizia. L’Italia non è ufficialmente tra gli Stati falliti. Questo nonostante la definizione di Stato fallito sia, in gran parte, il nostro ritratto. Forse, da noi, l’Antistato ha preso il posto dello Stato e nessuno se ne è accorto.

(*) Lester Brown in “Plan B 3.0”


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del 24 agosto 2008