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“Al Presidente della Rai,
la RAI per legge deve assicurare la qualità dell’informazione in quanto “imprescindibile presidio di pluralismo, completezza e obiettività, imparzialità, indipendenza e apertura alle diverse forze politiche nel sistema radiotelevisivo”;
Nell’edizione delle 20 del Tg1 Rai di sabato 6 settembre 2014 l’inviata a Cernobbio (Como) Claudia Mazzola ha realizzato un servizio di cronaca sulla partecipazione di Gianroberto Casaleggio al forum Ambrosetti.
Nel resoconto video, la citata giornalista ha riassunto l’intervento di Casaleggio nei termini seguenti: «Internet è tutto la tesi di fondo, l’educazione è solo una parte. È la rete che consente quella che Casaleggio chiama la disintermediazione in ogni campo, incluso quello economico». La stessa Mazzola ha concluso il servizio dichiarando: «La platea è perplessa non mancano critiche e di fronte al prolungarsi dell’intervento gli chiedono di chiudere».
La riferita ricostruzione appare viziata da approssimazione, superficialità, partigianeria e strumentalizzazione, in considerazione del fatto che l’intervento di Casaleggio, estremamente complesso e articolato.
Nel suo contributo Casaleggio ha esaminato partitamente la grave situazione italiana circa la velocità della rete in rapporto agi altri Paesi, soffermandosi sulle possibilità formative, informative, educative, produttive e connettive della rete, se vi fossero investimenti mirati e un preciso orientamento politico volto a promuovere strutture, altrove esistenti, di compartecipazione ai processi della conoscenza e di condivisione delle esperienze e dei saperi.
La giornalista Mazzola ha bistrattato l’intervento di Casaleggio, omettendone i punti salienti e insinuando, invece, una possibile subordinazione all’«élite della finanza italiana, quella tante volte finita nel mirino di Grillo». Oltretutto, delle proposte formulate nella circostanza da Casaleggio, co-fondatore del Movimento Cinque Stelle, non vi è traccia nel servizio di Mazzola. A tale ultimo riguardo, la giornalista non ha fatto riferimento allo «sviluppo – proposto da Casaleggio – di startup tecnologiche finanziate dallo Stato e da privati per creare un tessuto di aziende» nello specifico settore.
Nello stesso servizio non c’è un solo accenno ad un’altra proposta di Casaleggio, cioè la «creazione di aree per lo sviluppo tecnologico sul modello della Bay Area di San Francisco, la nascita o la rinascita – perché in Italia ci sono stati grandi gruppi come l’Olivetti, che avevano un valore mondiale – di un player internazionale italiano, che possa competere al livello mondiale, nell’ambito tecnologico e informatico, integrato con il settore pubblico».
A seguire, non vi è stato riferimento neppure alla proposta di Casaleggio di attrarre «persone con skill tecnologici in Italia dall’estero, anche facendo rientrare per studenti che si sono recati all’estero per mancanza di prospettive in Italia, laureati in discipline scientifiche». Non c’è una sola nota sugli «incentivi – di cui all’intervento di Casaleggio – per attrarre società innovative in Italia, che oggi viceversa sono disincentivate dall’alto livello di tassazione e dalla burocrazia». Nella sintesi in parola è taciuto completamente il richiamo, testualmente fatto da Casaleggio, alla necessità di «leggi a favore dello sviluppo delle nuove tecnologie, al contrario della protezione delle lobby e dello status quo come avviene oggi», con l’esempio degli «e-book, tassati per il 22%, contro i libri cartacei, tassati per il 4 per cento». Il resoconto della giornalista Mazzola appare in questo caso fuorviante e assolutamente non rispondente ai principi di imparzialità, obiettività e oggettività sanciti per legge.
Vogliamo sapere:
– quali azioni intenda assumere, pur nel rispetto dell’autonomia che contraddistingue l’attività giornalistica, al fine di assicurare un oggettivo e doveroso rimedio, in proposito, sul piano della cronaca giornalistica;
– quali azioni intenda promuovere per assicurare che sulle proposte del Movimento Cinque Stelle e di ogni altra forza politica non vi siano semplificazioni od omissioni da parte del servizio pubblico, ma la mera cronaca obiettiva dei fatti;
– quali azioni intenda assumere affinché venga garantita al cittadino una maggiore obiettività dell’informazione, al fine di assicurare «lo sviluppo del senso critico, civile ed etico della collettività nazionale, nel rispetto del diritto/dovere di cronaca, della verità dei fatti e del diritto dei cittadini ad essere informati», secondo quanto previsto dal Testo unico dei servizi di media audiovisivi.” Dalila Nesci, Alberto Airola – componenti M5S della Commissione di Vigilanza RAI