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Storia di un tassista
(08:50)

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La storia di un tassista e dell’Agenzia delle Entrate

“Saluto tutti gli amici del Blog di Beppe Grillo sono qui per denunciare quello che mi è accaduto in questi ultimi anni e che mi ha visto in difficoltà con l’Ufficio delle Entrate.
Qualche anno fa l’Ufficio delle Entrate mi ha sanzionato per due anni per le tasse chiedendomi quasi 80 mila Euro comprese delle sanzioni e dopo una contrattazione con i fiscalisti sono arrivati a richiederne 40 mila.
Denaro che io non ho assolutamente e alla fine sono arrivato alla decisione di cessare la mia attività e prendere i soldi di questa attività per pagare le tasse.
Quello che contesto è di non essere stato assolutamente ascoltato dai funzionari dell’Ufficio delle Entrate. Sono associato a un’organizzazione sindacale, faccio un servizio pubblico, sono un tassista, e credo che gli stessi fiscalisti non mi abbiano tutelato a sufficienza, nonostante che abbia spiegato con tanto di carte in mano quali fossero i miei problemi.
Ho una malattia invalidante e la mia grossa responsabilità è stata quella di non rendere pubblico il mio problema.
Questa malattia invalidante ha visto diversi ricoveri ospedalieri, sto facendo una terapia quasi quotidiana, sono sotto osservazione da tantissimi anni e questa malattia mi porta a una situazione di non affrontare pienamente il mio lavoro.
Le carte parlano chiaro, ci sono dichiarazioni di primari, di medici che mi hanno curato, ma soprattutto delle risonanze magnetiche che possono attestare la mia malattia. Quello che mi accade è che oggi sto bene, domani no, sono a letto, ho bisogno di tanto cortisone, di tante flebo. Mi si può chiedere: “Come mai non hai fatto domanda presso l’ INPS per ottenere una pensione di invalidità?”
Io questo l’ho fatto però quando ero ancora giovane, avevo 40-43 anni e forse era troppo presto per farla, in ogni caso era un periodo abbastanza brutto, perché era l’anno in cui si denunciavano i falsi invalidi, pagati con pensioni che non dovevano essere concesse. Sono stato sottoposto comunque a visita medica presso l’INPS da una commissione medica e ho trovato la cosa molto umiliante e siccome sono una persona molto orgogliosa non volevo affrontare ancora questa situazione. Perché dicevo: “Insomma, voi avete i risultati delle risonanze magnetiche, le carte, i ricoveri, sapete che cosa ho, perché devo subire l’umiliazione sempre di dichiarare quello che ho?” Allora da quel momento ho deciso con orgoglio, sbagliando, di non sottopormi più a nessuna visita medica e ho continuato a fare il mio lavoro.
Le carte e tutti i medici primari hanno sempre affermato che non potevo e non posso lavorare con i ritmi delle persone normali. Faccio il tassista, ho il buonsenso di andarmene a casa quando sto male e di non lavorare, in ogni caso nei corrispettivi degli incassi ho dichiarato, cercando di essere corretto, quello che non dovevo dichiarare (ndr. dichiarava di più) perché io non lavoro come lavorano tanti colleghi. In più mi sono successi brutti accadimenti: la morte di papà e di mamma, ma soprattutto un divorzio e con questi casini mi sono ritrovato a essere sotto attacco e finire ancora una volta in ospedale.
Quelli sono gli anni in cui l’Ufficio delle Entrate mi ha chiesto i soldi, anni in cui non avevo lavorato, ma tutte queste cose non riuscivo a spiegarle ai funzionari dell’Ufficio delle Entrate.
Il grosso problema qui è che l’Ufficio delle Entrate rispetto al nostro lavoro di tassista considera tutti i chilometri che le vetture compiono come chilometri di lavoro, in realtà la legge ci consente di utilizzare la vettura anche fuori servizio, in maniera privata. Siccome l’unico mezzo di trasporto privato che ho è questo taxi e visto che in quel periodo l’ho utilizzato avanti e indietro perché avevo una figlia da andare a trovare, ho fatto tanti tanti chilometri e lo psicologo mi diceva di non stare in casa, dovevo uscire. Ho girato tanto e in quell’anno comunque ho fatto questo ricovero ospedaliero, ho fatto tanta convalescenza, non ho lavorato, non ho incassato e ho utilizzato la vettura in modo privato.
Mi si dice: “Ma lei come faceva a vivere?” Allora vai a spiegare che avevo una pensione integrativa, che ho ritirato interamente per dare i soldi all’ex-moglie, per estinguere i mutui, dando soldi a destra e a manca e soprattutto per continuare a vivere. Ho vissuto in questo modo, ma a loro non frega niente che io possa star male al punto da non poter produrre un lavoro, a loro non interessa Loro sono soltanto interessati a fare cassa con queste tasse, moltiplicandole poi con le sanzioni e così via.
Il risultato finale è stato che io ho continuato a star male e sto sempre peggio, sto chiudendo l’attività e con i soldi che sto realizzando dovrò pagare tutte queste tasse, dovrò pagare tasse sulla vendita dell’attività, e ho firmato il concordato per la paura che mi requisiscano la casa, l’unica cosa che ho dopo tanti anni di sacrifici, io vado per i 62 anni e ho un bilocale. Molte persone mi hanno consigliato di evitare di mettermi in contrasto, di entrare in guerra con l’Ufficio delle Entrate, mi hanno detto ancora una volta i fiscalisti che non è più possibile fare niente, perché ormai ho firmato. Era il gusto, la voglia, come si può dire, un fatto anche di orgoglio, di denunciare quello che mi è capitato. Io ho sentito che ci sono stati 300 imprenditori che si sono suicidati, io non lo faccio perché ho i figli che mi danno forza, però mi stanno distruggendo letteralmente!
Quello che ho l’ho realizzato in anni di lavoro, da operaio, da meccanico, insomma sono arrivato a una situazione, come si può anche notare da come sto comunicando queste cose, lo sto dicendo in modo molto nervoso, a volte anche sconclusionato, frutto di rabbia, perché mi pare di subire un’ingiustizia incredibile.
Ci sono stati momenti che con questo lavoro sono riuscito, certamente, a lavorare, ma non è sempre stato così! E quello che sta dichiarando l’Ufficio delle Entrate è talmente incongruo e ingiusto che mi sta facendo arrabbiare e mi sta facendo fare questa cosa: comunicare al Blog di Beppe Grillo questa mia situazione e sicuramente chissà per quante altre persone è condivisibile.” Un tassista