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da www.sergiobonellieditore.it

Il turista che parte per il Sud dalla Stazione Centrale di Milano è un novello pioniere. Un eroe della Frontiera. Non lo sa ancora. Ma lo aspetta un viaggio degno di Gary Cooper e del Governo di Romano Prodi. Prima di salire sul treno di solito subisce un furto. Ne avvengono sei al giorno. Se sfugge ai borseggiatori, una volta seduto al suo posto, scacciate zecche e pidocchi, nulla può contro i venditori ambulanti. Di fazzoletti, preservativi, lamette da barba. Seguono i mendicanti con lamenti e bambini e cartelli al collo.
Di controllori neppure l’ombra.
Il treno finalmente parte per la terra del Sole. Scende la notte. I passeggeri si ritirano nelle loro cuccette.
I rapinatori entrano allora in azione. Chiudono il personale di Trenitalia dentro ai gabinetti. E se avete usato un gabinetto su un treno sapete cosa significa. Spaccano le serrature degli scompartimenti dei vagoni letto. Svegliano il turista con un paio di legnate. Rubano tutto. Scompartimento dopo scompartimento. Da veri professionisti. Tirano l’allarme. E prendono un passaggio dalle macchine dei colleghi che scortavano il treno.
Il turista arriva a Siracusa, a Messina, a Palermo o a Villa San Giovanni pulito. Rigenerato dagli sganassoni ricevuti. E, per questo happening, per questo extra di emozioni, non deve neppure pagare il supplemento.
Nel 2006 ci sono state 29 rapine ai treni. Nel 2007, 10 nei primi due mesi. Un ritmo da 60 all’anno. La Compagnie des Wagon-Lits ha chiesto l’intervento del ministro Amato. Dice che così non si può andare avanti.
Amato può patteggiare con i rapinatori. Introdurre il supplemento rapina nel biglietto. Si paga all’inizio del viaggio un 20% per cento in più alla criminalità organizzata. Ma poi si dorme tranquilli. E, inoltre, la Polfer non sarebbe più necessaria. Alla fine ci guadagnano tutti.