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Quando compriamo una rivista dobbiamo eliminare la plastica esterna, gli inserti pubblicitari, le cartoline, i buoni sconto.
E al primo cestino buttiamo via tutto.
Le edicole sono diventate il punto di distribuzione dei rifiuti.
Infatti, se notate, i cestini sono piazzati dalle autorità comunali proprio vicino alle edicole.
Uno spreco. Perché non gettiamo nell’edicola questa spazzatura o, con signorilità, l’abbandoniamo sul bancone?
Si fa prima ed è anche più giusto, noi non abbiamo comprato spazzatura, che se la tengano loro.

E gli spazzini, lo smaltimento dei rifiuti, tutti gli impiegati delle aziende municipali per la nettezza urbana sono pagati da noi, non dall’Espresso o da Panorama.
Suggerisco che la quota parte di pertinenza dello smaltimento di plastica e inserti pubblicitari delle riviste sia pagata dagli editori.
Magari direttamente alla fonte, con una tassa ecologica, così si fa prima.

Ma le riviste sono solo un esempio.

Ogni volta che facciamo la spesa dovremmo ragionare sull’inquinamento e sul degrado che produciamo.
Un dentifricio lo possiamo comprare dentro una scatola oppure no, nel secondo caso non dobbiamo buttare via la scatola, nel primo caso va tassato il produttore.
Chi inquina deve pagare, oggi chi inquina viene sovvenzionato.

Sovvenzioniamo miniere, petrolio, trasporti.
Dobbiamo sovvenzionare invece risparmio energetico, fonti di energia rinnovabile, produzione per il consumo locale.
Le tasse al mondo sono circa 7.500 miliardi di dollari, il 95% è applicato sui redditi, sui profitti da impresa, sul commercio.
Non viene tassato l’inquinamento.
Il danno ecologico, pagato oggi dal consumatore, deve essere pagato dal produttore.