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Julia Timoshenko è stata arrestata per oltraggio alla corte durante il processo per abuso di potere in merito al rinnovo, nel 2009, di un contratto di fornitura di gas dalla Russia a condizioni sfavorevoli. Il processo si è tenuto in Ucraina. I magistrati parlavano però in russo. La Timoshenko ha chiesto il traduttore visto che l’Ucraina è ancora (?) un Paese indipendente e non si è alzata di fronte alla corte perché equivaleva a “mettersi in ginocchio di fronte alla mafia“. Prima di lasciare il tribunale ha passato un biglietto a un amico con scritto che non ha alcuna intenzione di suicidarsi. Questa vicenda non solo sembra sospetta, per usare un eufemismo, ma il tramonto della democrazia in Ucraina. Julia Timoshenko è in carcere per un reato risibile. I tribunali ucraini parlino ucraino, altrimenti i processi si tengano a Mosca, come ai tempi delle purghe staliniane. Timoschenko libera!