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foto: rielaborazione Financial Times

Per conoscere il nostro futuro è sufficiente osservare ciò che avviene all’ombra del Partenone, in piazza Syntagma, dove da giorni si fronteggiano la polizia e i cittadini greci. Il primo ministro greco Papandreou ribadirà la prossima settimana il suo piano di “riforme” per ottenere un nuovo prestito internazionale. Le riforme in questione sono le solite di fronte al fallimento. Vendita all’incanto dei beni nazionali per 50 miliardi di euro entro il 2013 (le cosiddette “privatizzazioni“), il taglio dei servizi pubblici, o “ristrutturazione“, con la riduzione del 20% dei dipendenti statali, circa 150.000, nei prossimi quattro anni oltre all’aumento delle tasse dirette e indirette. Il costo delle vita salirà e sempre meno persone se lo potranno permettere. E’ probabile che Papandreou, che per salvarsi propone un governo di “unità nazionale” (vi ricorda qualcosa?) si debba presto dimettere. Si andrebbe allora a nuove elezioni con una probabile vittoria della destra come è avvenuto in Portogallo e come, con tutta probabilità, avverrà anche in Spagna.
Le multinazionali stanno riducendo da tempo la loro presenza in Grecia e alcune l’hanno già abbandonata. Per ridurre il rischio e si fanno pagare in contanti dallo Stato, come avviene nel settore farmaceutico. In un anno e mezzo, da quando è stata dichiarata la crisi, le banche greche hanno perso il 17% dei loro depositi, circa 40 miliardi di euro, a causa dei trasferimenti effettuati dalle società internazionali. Il default greco creerà un effetto domino dalle conseguenze imprevedibili anche nel sistema bancario europeo. Le banche più esposte al fallimento greco sono quelle francesi con 53 miliardi di euro concentrati in Crédit Agricole, Sociétè Générale e BNP Paribas, ma non sono le sole, seguono Germania con 34 miliardi, UK con 13,1 e Portogallo (il prossimo della lista del default) con 10,2.
In Italia il debito si sta avviando ai 2.000 miliardi nel 2012, il tasso di rischio dei nostri titoli sta aumentando e ha superato i 200 punti rispetto ai bund tedeschi. In sostanza Tremorti deve pagare più interessi per vendere il nostro debito, le nostre cambiali e sta raschiando il barile dei contribuenti, privati e imprese, attraverso Equitalia. Il default greco potrebbe essere la nuova Lehman con al posto delle banche, gli Stati insieme alla banche. Nessuno vuole aprire il nuovo vaso di Pandora, ma forse si è già aperto e nessuno ci ha detto nulla.