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di Danilo Toninelli, portavoce M5S Camera

Partiti e conflitto di interessi sono due facce della stessa medaglia. Tutto parte dai soldi, basta seguire la loro scia per comprendere il motivo per cui i partiti non fanno gli interessi dei cittadini. Peccato che la legge non permetta di tracciarli e le notizie arrivano al grande pubblico solo perché la magistratura li becca con le mani nella marmellata.

Oggi i finanziamenti ai partiti arrivano dalla contribuzione volontaria attraverso il 2 per mille delle dichiarazioni dei redditi, dalle donazioni liberali dirette, e, soprattutto, dalle fondazioni politiche, vere e proprie casseforti occulte dei partiti. Negli ultimi due casi la legge consente di mantenere l’anonimato dei donatori.

Con la legge truffa, fatta per decreto dal governo Letta, non c’è alcun obbligo di trasparenza per le donazioni inferiori alla somma di 100mila euro (a meno che non siano in contanti, ma questo in virtù di un’altra legge). E, sempre alla faccia della trasparenza, il nome dei donatori può essere nascosto. Con la stessa legge, poi, sono stati blindati i forzieri dei partiti: le fondazioni.

Quella delle fondazioni è “una situazione che ha raggiunto i limiti dell’indecenza” come diceva anche il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone. Perché su queste è preclusa ogni possibilità di controllo ed è qui che germogliano e prosperano i conflitti di interesse. Le fondazioni, infatti, rappresentano lo strumento principe per far arrivare a chi dovrebbe occuparsi dei bisogni della collettività, fiumi di denaro coperti dall’anonimato, frutto di intrecci con banchieri, costruttori e petrolieri.

Un esempio? La fondazione Open dell’attuale presidente del Consiglio. Una struttura passata da un patrimonio iniziale di 20 mila euro a oltre 2 milioni e 800 mila euro nel 2015. Il suo consiglio direttivo è composto dal presidente Alberto Bianchi (nominato dal Bomba nel cda di Enel); dal segretario generale, tale Maria Elena Boschi; Marco Carrai, lo storico collaboratore che il Bomba voleva mettere a capo della cibersecurity, e il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Luca Lotti.

La fondazione Open, come tutte le fondazioni politiche, è tutt’altro che “aperta”: non pubblica i dati dei finanziamenti di chi vuole finanziare Renzi restando ignoto. Quasi un milione di euro (934.514) di finanziamenti coperti dall’anonimato e inconoscibili per chiunque.

Le fondazioni politiche sono aumentate esponenzialmente, passando dalla trentina degli anni ’90 alle oltre 100 di oggi, di cui 65 sono le fondazioni attualmente legate a politici nazionali; queste ultime coinvolgono oltre 550 politici nazionali e locali e 170 tra imprenditori e manager solo tra quelli noti.

Serve un giro di vite, serve un argine alla loro avidità. Per questo abbiamo depositato una proposta di legge che abbiamo chiamato “partiti puliti che impedisce di rimanere anonimo a chi finanzia i partiti, che prevede tetti massimi molto più bassi, divieto di soldi dall’estero con sanzioni serie e puntuali per partiti e fondazioni che non rispettano le regole. La proporremo a tutto il Parlamento e vedremo cosa risponderanno!