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Lettere come questa sono un’istigazione a emigrare. Caro Frank, dicci come si fa.
“Hi Joseph, quello che hai fatto al riguardo della formichina e del moscerino, io l’ho sempre fatto nella mia vita. In Australia nel mio giardino i magpies venivano a bussarmi alla retro porta con il becco ed io uscivo e li rifornivo di molliche e biscotti tritati. Davo da mangiare ad un’infinita’ di piccioni (mentre gli italiani di li “se” li mangiavano), perfino agli opossum che venivano solo di notte. Quando il mio grande olmo germogliava, si riempiva di pappagalli colorati vocianti, io prendevo la sedia e rimanevo ore a guardarli affascinato e fotografavo – loro non scappavano. Sul mio tetto soggiornavano bellissime cicogne. Ogni tanto apparivano le lizard, grosse lucertole, potevi andarci vicno e tiravano solo fuori la loro lingua retrattile per mangiarsi le mosche. In Australia se ammazzi un piccione o catturi un pappagallo, anche una rosella ti arrestano. Un mio vicino aveva una famigliola di koala che viveva su un albero. Negli anni abbiamo imparato a convivere con i ragni, qualcuno grosso come un pugno di un bambino, ne abbiamo capito le abitudini e bastava solo stare attento a non stuzzicarli… Come non nominare i corvi, the crows – la squadra di football di Adelaide così si chiama, assordanti con il loro cra-cra, e il kookaburra il piccolo uccello che ride! E le gazze imitatrici che facevano il verso del telefono! Io non mi sento colpevole. Cheers.” Frank A.