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di Maurizio Montalto – Uno sviluppo sostenibile dal volto più umano. Questa la proposta del World Water Assessment Program delle Nazioni Unite nel Rapporto sulla Gestione delle Risorse Idriche 2018. Fondare le soluzioni sulla compatibilità del rapporto tra uomo e natura, modificare la prospettiva, l’angolo di visuale dal quale progettare l’evoluzione planetaria delle tecnologie per l’acqua. Muta il rapporto dell’umanità con l’ambiente, che perde il carattere tipicamente competitivo, per trasformarsi in una relazione collaborativa. È il primo passo verso una nuova visione.

L’approccio antropocentrico ha spesso favorito dinamiche di prevaricazione dell’uomo sulla natura legittimando anche forme di oppressione dell’uomo sull’uomo. L’idea di sviluppo sostenibile così come sancita nella convenzione di Rio De Janeiro del 1992 è sostanzialmente un concetto economico e indica i limiti entro i quali l’uomo può sfruttare l’ambiente. Nel farlo deve tenere conto delle proprie necessità, di quelle delle generazioni future compatibilmente con la capacità di rigenerazione delle risorse naturali.

Ma questa impostazione ha mostrato grandi limiti.

In primo luogo i limiti di rigenerabilità dell’ambiente sono misurati dall’uomo, che nella lettura è condizionato dalle proprie necessità, dall’economia e dalla finanza.

In secondo luogo l’intero ecosistema è considerato un oggetto al servizio dell’uomo, passibile di sfruttamento indiscriminato, purché abbia la possibilità di rigenerarsi, per essere nuovamente sfruttato. Una scuola di pensiero che si è imposta, quella di uno sviluppo sostenibile, che ha certamente costituito un limite all’ipersfruttamento, ma che va assolutamente evoluta in un’idea diversa.

E qui il grande valore dello studio del WWAP 2018.

Esamina le necessità umane, ma analizza autonomamente le dinamiche naturali. Riconosce, pertanto, un’indipendenza dell’ecosistema dall’uomo, pone fondamento ai diritti della natura.

Con essa ipotizza si possa costruire un percorso, che si renda garante delle necessità d’acqua delle popolazioni mondiali. Ma va oltre. Osserva la complessità dell’ambiente per creare una cultura delle dinamiche della Terra, del suo funzionamento e comprendere quanto l’uomo con la propria azione incide sul degrado degli ecosistemi, sulla qualità di vita di ogni specie animale e vegetale e sull’esistenza stessa di ogni elemento.

Il WWAP contesta apertamente la realizzazione delle immense tecnologie grigie, quelle costruite col cemento. Le grandi dighe, che garantiscono enormi disponibilità d’acqua a monte, ma che assetano le popolazioni a valle, divengono fonte di conflitto o quantomeno di tensioni tra le popolazioni con pregiudizio per gli ecosistemi. Ed è una contraddizione, se l’obiettivo è garantire a tutti il riconoscimento del diritto all’acqua. Nel rapporto è esplicito l’invito a dare valore alle culture delle popolazioni indigene, come quello di ispirarsi alle dinamiche naturali.

L’evoluzione del pianeta, la stessa sopravvivenza dell’uomo e di molte specie dipendono molto dal percorso, che stiamo intraprendendo. Possiamo decidere se continuare a investire in soluzioni per l’acqua, che aggrediscono l’ecosistema o in tecnologie, che s’ispirano all’ambiente e con esso collaborano. Allo stato solo l’1% degli investimenti globali va in questa direzione ed è tropo poco affinché si abbia un’inversione di tendenza.

I cambiamenti climatici in atto devono indurci a individuare forme di adattamento alla nuova condizione del pianeta, la sofferenza di oltre 2 miliardi di persone che non hanno accesso continuo all’acqua potabile e ai servizi igienici è intollerabile.

Il Rapporto del WWAP crea consapevolezza e fa il primo passo concreto verso la definizione dei nuovi principi di diritto ai quali ispirare le scelte globali e la legislazione ambientale dell’intero pianeta.

Il Consiglio Nazionale Forense, insieme alla Fondazione Univerde e all’Istituto ISPA, ha deciso di tradurre in italiano il Rapporto sull’acqua dell’WWAP, poiché per favorire il cambiamento è necessario diffondere la conoscenza. Toccherà ai giuristi, agli avvocati in particolare, rendersi parte attiva e costruire una nuova generazione dei diritti.

L’AUTORE

Maurizio Montalto – Avvocato e Giornalista pubblicista specializzato in “diritto e gestione dell’ambiente”. Presidente dell’Istituto italiano per gli Studi delle Politiche Ambientali. È stato Presidente dell’azienda per l’acqua pubblica di Napoli ABC (Acqua Bene Comune). È attivista del Forum Italiano per i Movimenti per l’acqua e ha fondato la Rete a Difesa delle Fonti d’Acqua del Mezzogiorno d’Italia. Ha pubblicato: Le vie dell’acqua, tra diritti e bisogni ed Alegre, La guerra dei rifiuti ed Alegre, La Casa Ecologia ed Simone, L’acqua è di tutti ed L’ancora del Mediterraneo, La rapina perfetta ed libribianchi di stampalternativa. Ha avuto incarichi tecnici in Governi tipo Comitato Ministeriale sul diritto all’acqua, cd. Comitato scientifico del Ministero dell’Ambiente C.O.V.I.S. e ha lavorato sull’emergenza rifiuti per la Presidenza del Consiglio dei Ministri col Generale Jucci.