Condividi
Graffito by Banksy

di Beppe Grillo e il suo neurologo – E’ fastidioso sentire la frase: “sono come le bestie… ma che dico, con tutto il rispetto per le bestie, sono peggio!”. Un disagio particolare, quello che si prova quando un luogo comune viene espresso con rabbia mista a quella sensazione di essere migliori degli altri…dal topo al resto dell’umanità.

Nessuno ha mai torto marcio quando parla, te ne vai in giro e incontri sempre gente che ha ragione! E quelli che hanno torto dove si sono nascosti?

Recentemente ci siamo occupati di Morale Artificiale e di Macchine Morali, è un problema che assilla l’uomo da almeno 20 anni. In fondo, sappiamo che se AI (intelligenza artificiale) avrà il senso morale degli uomini saremo fottuti.

Rileggendo un libro uscito otto anni fa, “La vita morale degli animali,” viene la tentazione di dare alle macchine la morale dei topi, anche quella dei lupi. In molti si chiedono se è possibile pensare alla morale nel caso degli animali, come se ce l’ avessimo soltanto noi! Marc Benkoff, professore alla Colorado Boulder, scioglie subito il dilemma. Già Darwin aveva sentenziato: “la differenza tra le specie è una differenza per grado e non per qualità”.

Berkoff sostiene che l’essenza della continuità evolutiva tra gli uomini e gli animali è: se noi l’abbiamo, allora anche loro ce l’hanno. E che le differenze fra noi e loro sono come una scala di grigi e non come il bianco ed il nero. In effetti, aggiunge Berkoff, “è buffo che siamo pronti ad accettare questa continuità in fisiologia e in anatomia, ma che non riusciamo ad accettarla in campo emotivo e morale.”

Insomma il fegato, il cuore sono come il nostro e funzionano nello stesso modo: perché non dovrebbe essere lo stesso per i comportamenti, seppure con sfumature di grado?

Berkoff, insieme alla sua coautrice Jessica Pierce, ha indagato sulla moralità degli animali scoprendo che il gorilla è capace di compassione (per fortuna, verrebbe da dire). Gli scimpanzé si dimostrano addirittura onesti e i ratti altruisti! Lo scienziato fornisce una sua definizione di moralità, valida per tutte le specie (noi compresi): l’insieme dei comportamenti correlati ed indirizzati verso altri soggetti della stessa specie che sovraintendono e permettono l’evoluzione delle complesse regole che governano le relazioni all’interno del gruppo.

Avreste mai pensato che i ratti mostrano un “altruismo generalizzato,” per loro è normale aiutare un altro ratto sconosciuto ad ottenere del cibo; le femmine di pipistrello aiutano le altre femmine durante il parto, mostrando il modo corretto di stare appese (partorire a testa in giù non deve essere molto intuitivo).

Lo studioso ha fatto l’esempio del gioco e della sua rilevanza sociale, arrivando a parlare di “gioco onesto” che avrebbe solo 4 regole: “chiedi se il tuo compagno vuole giocare, sii onesto, segui le regole e, se sbagli, ammetti l’errore.”

Quando i lupi giocano, si mordono, si montano, si spintonano, usano comportamenti che sono usati anche durante lotte e accoppiamenti. Così è fondamentale che gli animali siano chiari su cosa vogliono e cosa si aspettano, tanto che tra i coyote l’infrazione delle “regole del gioco” comporta l’emarginazione dal gruppo.

Gli autori hanno dimostrato che il confine fra moralità e socialità è molto sottile, poiché “la moralità è un collante, è una strategia adattativa per la vita sociale: esiste quindi un legame stretto tra evoluzione morale e sociale.

E’ chiaro che anche fra gli animali ci sono le mele marce, eppure Berkoff e la sua collaboratrice arrivano a confermarlo quel luogo comune: gli animali non sarebbero capaci di malvagità, forse perché non “concettualizzano” i pericoli, semplicemente li affrontano.

Pensate che il 93% delle relazioni sociali delle proscimmie sono di natura positiva; nei gorilla la percentuale sale addirittura al 95%.
Secondo gli autori l’uomo è un mammifero “dotato di un gran cervello, egocentrico, arrogante e invasivo”, mentre gli animali che lottano per la sopravvivenza “non avrebbero il tempo e il lusso di essere crudeli”.

Insomma, sembra che HAL 9000 avesse un grandissimo difetto: i suoi progettisti avrebbero fatto meglio a mettergli dentro la morale di un topo, in fondo nella politica italiana a questo risultato ci siamo già arrivati da tempo: senatori e deputati hanno già quella dei pappagalli.