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Quanta immondizia generiamo al giorno?

beppegrillo.it - Maggio 20, 2026

La gestione dei rifiuti colpisce ogni singola persona al mondo, indipendentemente dal fatto che le persone gestiscano i propri rifiuti o che i governi forniscano servizi di gestione dei rifiuti ai propri cittadini. Mentre le nazioni e le città si urbanizzano, si sviluppano economicamente e crescono in termini di popolazione, la Banca Mondiale stima che nel 2050 i rifiuti globali potrebbero salire a 3,86 miliardi di tonnellate l’anno, con un aumento del 50% in meno di trent’anni.

Nel Report “What a Waste 3.0”, scaricabile a questo link, la Banca Mondiale ha misurato la gestione dei rifiuti solidi urbani, costruita sui dati di 217 Paesi ed economie e 262 città. Il quadro che emerge è alquanto preoccupante, come possiamo immaginare. Il mondo produce rifiuti più velocemente del previsto e i sistemi pubblici faticano a reggere il ritmo.

Nel 2022 l’umanità ha generato 2,56 miliardi di tonnellate di rifiuti urbani. La precedente edizione del rapporto, pubblicata nel 2018, stimava che una quantità simile sarebbe stata raggiunta nel 2030. Seguendo lo scenario attuale, nel 2050 i rifiuti globali potrebbero salire a 3,86 miliardi di tonnellate l’anno, con un aumento del 50% in meno di trent’anni.

La produzione di rifiuti fa si lega anche la geografia della disuguaglianza. I Paesi ad alto reddito rappresentano il 16% della popolazione mondiale e producono il 29% dei rifiuti. I Paesi a reddito medio alto, con il 36% della popolazione, generano il 42% dei rifiuti globali. Le economie più povere producono oggi una quota minore, il 4%, con il 9% della popolazione mondiale, e proprio lì la crescita attesa sarà più rapida. Entro il 2050 i rifiuti nei Paesi a basso reddito potrebbero più che raddoppiare, mentre le regioni più esposte saranno l’Africa subsahariana e l’Asia meridionale. Il problema centrale riguarda la gestione; nel mondo viene raccolto l’83% dei rifiuti urbani, con differenze enormi. Nei Paesi ad alto reddito la raccolta arriva quasi al 99%, nei Paesi a reddito medio alto all’89%, nei Paesi a reddito medio basso al 61%, nei Paesi a basso reddito appena al 28%. In Africa subsahariana la raccolta si ferma al 31%, in Asia meridionale al 67%. Significa strade, quartieri e fiumi dove i rifiuti restano nell’ambiente, bruciano all’aperto, marciscono, intasano canali, aumentano il rischio di alluvioni e malattie. A livello globale, il 29% dei rifiuti finisce in discarica, il 21% viene recuperato attraverso riciclo, compostaggio e digestione anaerobica, il 20% viene incenerito con recupero energetico. Il resto, circa il 30%, finisce in discariche aperte o resta senza raccolta. Nei Paesi a basso reddito appena il 3% dei rifiuti viene gestito in impianti controllati e il resto viene disperso, accumulato o bruciato.

La parte più grande dei rifiuti urbani globali è organica. Gli scarti alimentari rappresentano il 38% del totale. Nei Paesi a basso reddito, cibo e verde arrivano al 52% dei rifiuti. Eppure, nel mondo solo il 6% dei rifiuti viene trattato attraverso compostaggio o digestione anaerobica. Nei Paesi a basso reddito questa quota scende sotto l’1%. La frazione organica, lasciata marcire in discarica o dispersa nell’ambiente, diventa una fonte enorme di metano, uno dei gas serra più potenti.

La plastica resta uno dei fronti più critici. Secondo il rapporto, costituisce circa il 12,5% dei rifiuti urbani globali. Il 65% della plastica nei rifiuti urbani è monouso. Ogni anno 93 milioni di tonnellate di rifiuti plastici vengono gestite male, con una quota che finisce in discariche incontrollate o resta senza raccolta. I Paesi a reddito medio generano l’87% della plastica gestita in modo inadeguato.

Il rapporto mostra anche il costo economico di questa crisi. La gestione dei rifiuti urbani costa già oltre 250 miliardi di dollari l’anno e, con le pratiche attuali, potrebbe arrivare a 426 miliardi entro il 2050. In media assorbe il 6% dei bilanci municipali, con una pressione maggiore proprio sulle città dei Paesi più poveri. Nei Paesi a basso e medio reddito, costruire sistemi universali di raccolta e gestione sicura richiederà investimenti molto superiori alla spesa attuale.

La questione riguarda anche il clima: nel 2022 le emissioni dei sistemi di gestione dei rifiuti solidi sono state stimate in circa 1,28 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente. La quota più grande arriva dal metano, pari a 1,15 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente. Proseguendo con le pratiche attuali, le emissioni del settore potrebbero salire a 1,84 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente nel 2050, con un aumento del 43%.

La Banca Mondiale presenta tre scenari: nel primo, quello di continuità, i rifiuti arrivano a 3,86 miliardi di tonnellate nel 2050; nel secondo, a bassa ambizione, salgono comunque a 3,12 miliardi; el terzo, ad alta ambizione, la crescita viene fermata ai livelli attuali grazie a prevenzione, riduzione, raccolta universale, riciclo, compostaggio, recupero dei materiali e abbandono delle discariche aperte. In questo scenario anche le emissioni calano in modo significativo, fino a 0,91 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente nel 2050.

 

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