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Valeria Ciarambino, candidata presidente del Movimento 5 Stelle alle elezioni regionali in Campania, è stata ospite del programma Virus, su Rai2. Di seguito il suo straordinario intervento:

“In tutte le liste del Movimento 5 Stelle non c’è un solo impresentabile, non c’è un indagato né un condannato. Non abbiamo dovuto aspettare una legge dello Stato per evitare che questo accadesse, ci siamo dati delle regole: nel M5S per candidarti devi presentare il certificato dei carichi pendenti e il casellario giudiziario. La parola “candidato” viene dal latino “candidus”, quindi immacolato, al di sopra di ogni sospetto, pulito. Gli eletti che entrano nelle istituzioni gestiscono il denaro pubblico: devono perciò essere non ricattabili, per lavorare nell’esclusivo interesse dei cittadini. Quello che per me è scellerato in tutta questa situazione è l’arroganza dei partiti che, in barba al rispetto delle istituzioni, candidano personaggi che la Commissione Antimafia definisce “impresentabili”.

Noi in Campania abbiamo il paradosso dei paradossi, con un impresentabile addirittura candidato alla presidenza della Regione, Vincenzo De Luca. Costui è condannato in primo grado per abuso d’ufficio ed è pertanto ineleggibile per la legge Severino: non potrà fare il presidente della Regione Campania, se malauguratamente dovesse essere eletto; adesso viene pure incluso tra gli impresentabili. Nonostante ciò Renzi e il ministro Boschi lo difendono, venendo meno al loro ruolo istituzionale di garanti supremi dell’interesse dei cittadini e facendo prevalere invece il loro interesse particolare rispettivamente di segretario e membro del PD. Chi affiderebbe le chiavi di casa sua a un condannato? E allora perché noi dovremmo affidare la sanità della nostra terra, che già è devastata, il trasporto pubblico, che non funziona più, i soldi pubblici, la questione lavoro, a una persona che ha una condanna, che non è libera, che dovrà occuparsi dei suoi guai con la magistratura? Se dovesse essere eletto, porterebbe la Regione nel caos. Nella migliore delle ipotesi, se Renzi, venendo meno al suo ruolo di garante istituzionale, non decreterà immediatamente la sospensione di De Luca e gliene darà il tempo, al massimo lui potrà nominare un vicepresidente, uno che nessuno ha votato e di cui De Luca non fa il nome, e che governerà la Regione per mesi o anni, per tutto il tempo necessario al tribunale ordinario per decidere sulla decadenza di De Luca.

Ciò che è grave è che della situazione paradossale di De Luca, della sua ineleggibilità si è informato pochissimo e male: secondo notizie di stampa, infatti, ne sono a conoscenza solo 7 cittadini campani su dieci, e dunque molti voteranno senza conoscere il rischio a cui si espone la Regione. Stessa cosa per la lista degli impresentabili, resa nota dalla Commissione Antimafia solo il giorno prima del silenzio elettorale: questo vuol dire non mettere i cittadini nella condizione di conoscere chi andranno a votare. Questi personaggi, che sono indagati o addirittura condannati e che sono presenti tanto nelle liste di De Luca che di Caldoro, ce li ritroveremo in Regione, e rischieremo di ritrovarceli in Senato a godere dell’immunità parlamentare.

Certamente il nostro ordinamento giudiziario è un ordinamento garantista, ci mancherebbe altro, esistono tre gradi di giudizio, ma io cito le parole di Borsellino, che è un faro nella mia vita e anche nel mio impegno politico. Laddove, su un qualunque membro del partito gravasse, non una condanna ma persino un sospetto grave in ordine alla sua etica alla sua moralità, Paolo Borsellino invitava i partiti a non candidarlo, ad attendere che quella persona risolvesse prima i suoi problemi con la giustizia.

Come candidato presidente della Regione Campania, sono stanca del fatto che da mesi, nella mia terra, anziché parlare di problemi serissimi e di proposte, si continui a parlare di indagati e di ineleggibili come De Luca o persino di persone che sono in odore di criminalità organizzata, e adesso si arriva a mettere in discussione una Legge dello Stato quale la Severino. Mi piacerebbe capire cosa c’è dietro l’affermazione di Renzi che quella di De Luca è una questione risolvibile. Cosa vuole fare, vuole modificare la legge sulla base degli interessi del singolo, tornare al tempo delle leggi ad personam? Per me la legge dello Stato ha un valore massimo e trovo assurdo che uno che si candida a entrare nelle istituzioni, come De Luca, si permetta di definirla demenziale. Qualche giorno fa siamo finiti persino sul Financial Times per questa assurda vicenda. Io voglio che la mia Campania non sia più associata a episodi del genere e infangata addirittura a livello internazionale. Abbiamo problemi fondamentali da risolvere: c’è bisogno di persone libere che si rimbocchino le maniche e si mettano a lavorare.
Eppure per evitare situazioni come queste sarebbe bastato che i partiti si fossero dati delle regole. O forse il PD e Forza Italia non hanno persone oneste da candidare? Hanno bisogno di candidare gli impresentabili? Gli impresentabili sono stati messi lì apposta, non è un caso, perché portano i voti degli impresentabili come loro. Lo dice pure la Commissione Antimafia, che oggi viene attaccata dai partiti per aver fatto delle valutazioni sulla base di criteri che i partiti stessi avevano sottoscritto e che oggi rinnegano. Siamo al paradosso che anziché attaccare gli impresentabili oggi si attacca il lavoro della Commissione Antimafia. La Campania non si merita tutto questo. Io voglio che la Campania non sia più citata come terra del malaffare, ma che diventi il laboratorio dell’onestà!”