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foto: Luigi Tenco e Gino Paoli

Gino Paoli mi ha inviato questa lettera su Luigi Tenco.

“Suona di nuovo il telefono.

Un altro giornalista che vuole farmi delle domande su Luigi.
Ma credo che un amico dovrebbe lasciarlo in pace.

Dicono che le cose sulla sua morte non sono chiare ma chi è che ha tanto interesse che si sappia la verità?

I giornalisti ? Finalmente si scriverà qualcosa di loro, avranno l’articolo in prima pagina

Il magistrato? Anche lui avrà la sua visibilità.

Gli amici che lo hanno conosciuto? Quelli veri staranno zitti e non ne approfitteranno per andare in televisione o sui giornali.

Perfino Vespa avrà una serata coperta con un argomento interessante.

Forse si vuole sia fatta giustizia.
Ma che giustizia è questa che si occupa di un caso dubbio di 30 anni fa e se ne frega di tanti casi in piedi che si trascinano da anni.
Che giustizia è quella che tiene in piedi casi chiari ma gestiti da avvocati furbi e strapagati per tenere fuori di galera madri assassine che sono una manna per gli avvoltoi dell’informazione.

Che giustizia è la giustizia che non esiste per i poveri e gli sconosciuti ma è pronta a tutte le garanzie per i noti e i ricchi?

A Luigi verrebbe il vomito.Lasciatelo dormire.”

Gino Paoli.

Luigi Tenco si suicidò 39 anni fa a San Remo. In una delle sue canzoni/poesie cantava:

“Questa/ non è certo la vita/ che hai sognato un giorno per noi/ Vedrai vedrai/ vedrai che cambierà/ forse non sarà domani/ ma un bel giorno cambierà / Vedrai vedrai/ che non sei finito sai/ non so dirti come e quando / ma vedrai che cambierà“.

Tenco sognava, già allora, un’Italia diversa. Come noi.
Vedrete che ce la faremo.