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La copertina del TIME a Monti è strameritata. Lo spread è sotto controllo. Il bund non fa più paura. Il debito pubblico è sempre quello di prima, ma ha già un aspetto migliore. Sembra quasi ringiovanito. Le Grandi Opere non si fermano. La più importante base americana europea a Vicenza non è in discussione. In caso di guerra siamo il primo bersaglio, ma ne siamo orgogliosi. Le nostre truppe presidiano allegramente l’Afghanistan (“In Afghanistan marciam, il perchè non lo sappiam“). L’Italia partecipa all’embargo contro l’Iran. Cosa si vuole di più da un fedele alleato? Qualche testata nucleare in custodia ad Aviano e a Ghedi Torre? Nessun problema, ci sono già. Il nucleare è bandito in Italia, ma gli ordigni nucleari a stelle e strisce sono sempre i benvenuti come i memorabili bombardamenti americani sulle nostre città nella Seconda Guerra Mondiale.
Le banche americane sprizzano Cds da tutti i pori. L’enfant du pays Mario è tornato a casa, alla Goldman Sachs, dove ha passato i migliori anni della sua vita. Gli americani ci amano, se non fosse così perché da quando hanno messo le tende nel 1945 non se ne sono più andati?
Veni, Vidi, Monti. Meglio di Giulio Cesare nelle Gallie. I vinti sono i disoccupati, le aziende che chiudono, i giovani che fuggono all’estero a decine di migliaia, i pensionati che moriranno sul luogo di lavoro, i dipendenti senza diritti. Siamo solo all’inizio. Quando arriveremo ai fasti della Grecia, con licenziamenti di massa e povertà diffusa, Monti vincerà l’Oscar per la miglior controfigura protagonista, il Nobel a Stoccolma per la Recessione e l’Ordine dello Speron D’Oro dalle mani di Ratzinger. Monti non è amerikano, è solo un po’ abbronzato. Obama lo ama. E’ un affetto bancario, quello che resiste a tutto e dura nel tempo.