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da www.anb.it

Dopo la pubblicazione del post “Zucchero Amaro” ho ricevuto molte segnalazioni, sia su Casei Gerola, sia su altri zuccherifici chiusi o in fase di chiusura in tutta Italia.
Da oggi pubblicherò alcuni interventi con l’obiettivo di capire, attraverso i vostri commenti, le motivazioni dello smantellamento degli zuccherifici e di valutare, se esistono, attività alternative.
Di seguito riporto un estratto di un documento che allego, ricevuto da Ivan Nardone.

“ Invio una nota sullo zucchero che potrebbe aiutare a capire le follie della chiusura di 13 stabilimenti su 19 in Italia, un Paese che non copre il suo fabbisogno nazionale.
Buon lavoro e con stima e affetto”
Ivan Nardone. Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – Commissione Agricoltura

“Da sempre abbiamo considerato inevitabile una riforma del settore dello zucchero, un settore immodificato dal 1968 e che attraverso i prezzi minimi garantiti, le restrizioni alle importazioni e i sussidi alle esportazioni ha permesso che il prezzo dello zucchero dell’UE fosse un terzo più alto del prezzo mondiale e che l’UE diventasse uno dei maggiori esportatori di zucchero anche provocando dumping nei paesi terzi.

Da sempre abbiamo sostenuto la riduzione delle quote di zucchero dell’UE ma a partire ovviamente dai paesi eccedenti, con l’assegnazione ad ogni paese comunitario in grado di produrre zucchero di una quota rapportata in linea di massima, ai consumi interni, ridotta di una quota proporzionale atta a pareggiare le previste importazioni preferenziali, fissando contingenti di importazione da concordare con i paesi interessati ( EBA, ACP, Balcani), riconoscendo prezzi minimi di acquisto in modo da fornire al contempo un sostegno ai Paesi con deboli economie e realizzare una apertura armonica del mercato europeo nel suo insieme, nonchè cancellando ogni forma di restituzione alle esportazioni dall’area comunitaria.

Con questa posizione abbiamo sostenuto gli scioperi, e abbiamo spinto molti enti locali a pronunciarsi, nonché il Parlamento europeo nella seduta del 10 marzo della precedente legislatura con prese di posizione dove si richiedeva il rispetto di tutti trattati europei che in chiave agricola non sostengono mai le aree maggiormente vocate ma rivendicano un principio di solidarietà tra le diverse regioni agricole proprio per la funzione sociale e ambientale che l’attività agricola svolge.

L’ultima proposta della Fischer Boel del taglio del 36% del prezzo di intervento era totalmente irricevibile per un paese come il nostro che da tempo non copre neanche il fabbisogno interno di zucchero, è valso il principio dei paesi forti economicamente e politicamente a discapito delle norme comunitarie che da tempo si basano sul principio di solidarietà, per il nostro paese è stata una Caporetto e le responsabilità del Governo sono tante, un Governo sempre più isolato in Europa e nel mondo e che rivendica invece senza il minimo pudore la perdita del 50% delle quote, la chiusura di 13 stabilimenti su 19 una vittoria della mediazione Italiana.

Una riforma avversata da tanti ma non da tutti, e che non ha nulla a che vedere con l’aiutare i paesi poveri affamati dall’egoismo dei paesi ricchi:
– contro questa riforma si sono espressi i sindacati italiani dell’agroalimentare, con ripetuti scioperi, e notoriamente i sindacati non difendono gli egoismi dei ricchi,
– contro questa riforma hanno manifestato piccoli e medi produttori di bietole su scala europea, i paesi dell’Africa dei Caraibi e del Pacifico che hanno rapporti privilegiati con l’UE e che questa riforma penalizza,
– sono contrari alla riforma i paesi EBA: ovvero i 50 paesi più poveri del mondo che rigettano totalmente la riforma,
– respingono totalmente questa riforma i movimenti sociali di Brasile, India, Australia, poichè le grandi corporation troveranno sempre più conveniente produrre zucchero per le esportazioni con monoculture di canna con gravi impatti ambientali e sociali a discapito della diversificazione produttiva e la sovranità alimentare.
Il Parlamento europeo ha bocciato totalmente la riforma rivendicando un ruolo invece negato dalla commissione e avanzando proposte intelligenti quali l’abolizione entro il 2010 delle restituzioni alle esportazioni e una riduzione del prezzo dello zucchero del 30% in 4 anni.

Coloro che si sono detti d’accordo con la riforma sono stati i Governi agricoli forti del sud e del nord del mondo quali Brasile, Francia, Germania, Australia, India e le grandi aziende del nord che incasseranno 730 euro ogni tonnellata dismessa e le multinazionali che hanno delocalizzato nel sud che possono esportare maggiormente le loro produzioni.

In Italia con l’ulteriore decurtazione del 10% avanzato dalla commissione europea ed il riporto delle eccedenze degli anni passati la nuova campagna bieticola difficilmente potrà superare il 30% di produzione della campagna precedente con ulteriore confusione anche riguardo gli accordi interprofessionali”.