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Marzo 13, 2026
Negli anni Settanta una crisi petrolifera provocata dalle tensioni in Medio Oriente fece triplicare i prezzi dell’energia e mise sotto pressione le economie occidentali. Alcuni governi reagirono con misure emergenziali, altri colsero quel momento come l’occasione per trasformare in profondità il proprio sistema energetico. Un’analisi pubblicata dal quotidiano britannico The Guardian e firmata dal giornalista [...]
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Marzo 10, 2026
Sommersi da rifiuti di plastica
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Marzo 10, 2026
Le briciole del futuro
ULTIMI POST DELLA SETTIMANA
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- Marzo 6, 2026
Un recente articolo di The Economist ha riportato alcuni numeri che raccontano con chiarezza uno dei grandi nodi economici dell’Europa. Il continente più antico del mondo sviluppato è diventato anche uno dei più vecchi dal punto di vista demografico. Il cittadino medio dell’Unione Europea ha circa 45 anni, negli Stati Uniti l’età mediana è attorno ai 39 anni; questo squilibrio si riflette direttamente nei conti pubblici. Oggi nell’UE ci sono meno di tre persone in età lavorativa per ogni pensionato e il rapporto continua a peggiorare con l’aumento dell’aspettativa di vita e il calo delle nascite. Il risultato è una pressione crescente sui sistemi pensionistici. Secondo le stime della Commissione Europea la spesa pubblica per pensioni, sanità e assistenza agli anziani assorbe già [...]
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- Marzo 5, 2026
DAL WEB – ARTICOLO PUBBLICATO SU THE ECONOMIST In un’epoca di realpolitik intrisa di sangue, l’Europa si distingue. Sì, è mite, un vegetariano in un mondo di rivali geopolitici onnivori. Certo, spesso appare confusa, con il suo potere disperso tra decine di governi nazionali che faticano a trovare un accordo persino sull’orario senza convocare un vertice. L’Unione Europea, al centro del continente, è sicuramente troppo lenta, e ha bisogno di riforme. Ma l’elenco delle potenze globali abbastanza grandi da provocare disordine nel mondo e che scelgono di non farlo si è accorciato. L’Europa ne rappresenta una parte importante. In realtà, alcuni dei motivi per cui il Vecchio Continente viene deriso sono anche motivi per apprezzarlo. Il difetto che più spesso gli viene imputato, [...]
DALL'ARCHIVIO DELBLOG
COSE PREZIOSE
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- Marzo 4, 2026
Buongiorno, care concittadine e cari concittadini. Mi rivolgo a voi per informarvi della crisi che si è scatenata in Medio Oriente, della posizione del governo italiano e delle azioni che stiamo portando avanti. Come sapete, lo scorso sabato Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, che a sua volta ha risposto bombardando in modo indiscriminato nove paesi della regione e una base britannica situata in uno stato europeo, a Cipro. Voglio innanzitutto esprimere la solidarietà del popolo italiano ai paesi attaccati illegalmente dal regime iraniano. Da allora le ostilità sono continuate, quando non addirittura aumentate, provocando centinaia di morti nelle case, nelle scuole e negli ospedali. Si sono verificati anche il crollo delle borse internazionali e la disgregazione del traffico aereo e dello stretto di Hormuz, attraverso il quale fino a pochissimo tempo fa transitava il 20% del gas e del petrolio mondiali. Nessuno sa con certezza cosa accadrà ora, e non sono neppure chiari gli obiettivi di chi ha lanciato il primo attacco. Dobbiamo però prepararci, come affermano gli stessi promotori, alla possibilità che questa sia una guerra lunga, con numerose vittime e quindi con conseguenze gravi anche a livello globale in termini economici. La posizione del governo italiano di fronte a questa situazione è chiara e coerente. È la stessa che abbiamo mantenuto in Ucraina e anche a Gaza. In primo luogo, no alla violazione del diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto i più indifesi, la popolazione civile. In secondo luogo, non possiamo accettare che il mondo possa risolvere i propri problemi soltanto attraverso conflitti e bombe. Infine, no a ripetere gli errori del passato. In definitiva, la posizione del governo italiano si riassume in quattro parole: no alla guerra. Il mondo, l’Europa e l'Italia sono già stati qui prima. Ventitré anni fa un’altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente. Una guerra che allora si disse servisse a eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, a portare la democrazia e a garantire la sicurezza globale. Vista oggi con il senno di poi, produsse l’effetto opposto e scatenò la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia vissuto dalla [...]
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