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Del ghiaccio marino al largo della Groenlandia rimane solo il 5% e il rimanente sta continuando a sciogliersi rapidamente.

Un video mostra questo cambiamento drastico, che non lascia spazio a dubbi:

Inoltre il ghiaccio più vecchio e più spesso è stato sostituito da un ghiaccio più sottile, che si scioglie più facilmente. Quello che rimane è lo strato solido più antico e più spesso di acqua ghiacciata nell’Oceano Artico.

I ricercatori affermano che i cambiamenti climatici sono la causa della continua perdita. Così gli scienziati dell’American Geophysical Union hanno pubblicato un video time-lapse che mostra la formazione e il ritiro del ghiaccio nell’oceano negli ultimi 35 anni.

I modelli climatici suggeriscono che la regione che copre 2.000 km, dall’arcipelago artico canadese occidentale alla costa settentrionale della Groenlandia, sarà l’ultima a perdere la sua copertura ghiacciata perenne. Diventerà il rifugio per le specie dipendenti dal ghiaccio, dalle piccole alghe ai grandi mammiferi, come gli orsi polari. Lo spessore del ghiaccio marino artico varia di anno in anno a causa delle diverse condizioni meteorologiche, ma raggiunge la massima estensione annuale a marzo.

Ecco un grafico che mostra il declino della massa artica in chilometri quadrati, proprio nel periodo di marzo, quando dovrebbe trovarsi in “salute”.

I ricercatori dell’Amministrazione nazionale oceanica e atmosferica hanno registrato una significativa riduzione sia dell’estensione della copertura del ghiaccio che del suo spessore. Negli anni ’80, il ghiaccio marino medio di marzo era di oltre 15,5 milioni di chilometri quadrati, ma negli ultimi anni la media è stata più vicina a 14 milioni di chilometri quadrati. Un modello simile si vede nell’Antartico, che ha perso circa un sesto della sua copertura di ghiaccio dal 2014. La regione ha perso tanto ghiaccio marino negli ultimi quattro anni quanto l’Artico ha perso negli ultimi 34 anni. La situazione ha implicazioni per il resto del pianeta, come l’innalzamento del livello del mare e il cambiamento di correnti oceaniche e dei conseguenti ecosistemi oceanici.

Secondo la NASA, gli ultimi quattro anni sono stati i più caldi mai registrati e la temperatura media globale della superficie del pianeta è ora più calda di 1° C rispetto al 1880. È necessaria un’azione urgente su scala globale per evitare una catastrofe ambientale.